Nostalgia

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Oggi sono venuta a trovarti.

Non lo faccio quasi mai. Anzi, mai.

Quando vengo, è proprio per un motivo particolare.

Nella quotidianità, riesco a fare a meno di te. A fatica, sempre, ma non ti vengo a cercare.

Oggi, e le altre poche volte che sono venuta davanti alla tua foto e ai fiori, è perché ho bisogno di guardarti negli occhi e sentirti lì con me.

Oggi avrei pagato tutto l’oro del mondo per parlarti, per chiederti.

Chiederti cosa vedi, chiederti cosa pensi. Cosa pensi di me. Cosa sbaglio, cosa devo cambiare, cosa faccio bene, cosa ti piace di me e di quello che sono diventata. Cosa non ti piace. Mi sono chiesta per cosa potremmo discutere o litigare oggi, su cosa invece ci troveremmo d’accordo oggi, come sempre lo siamo state su gran parte delle cose.

Oggi avrei voluto sentir uscire da quella foto la tua voce, le tue risposte. Ne avevo bisogno come l’aria.

In fondo è passato davvero tanto tempo da quando potevo averle, le tue risposte. Da quando sapevo cosa pensavi di me. Sono quasi 16 anni. Mio Dio, una vita.

C’è una vita nel mezzo. C’è la fine dell’Università, la tesi, la Laurea, la Specializzazione, le mille esperienze di tirocinio, stage e lavoro. La fine dell’amore da ragazzini, gli anni da sola, l’incontro con Dodo. La casa con lui, la convivenza, il mutuo, il suo lavoro difficile, il matrimonio, i figli. La nuova casa, i bimbi….quasi 6 anni da genitori. Quasi 6 anni che sono mamma. Quasi 6 anni che sono dalla “tua” parte. Ma senza sapere cosa ne pensi tu. Cosa mi avresti consigliato tu. Come mi avresti aiutato tu, cosa mi avresti insegnato.

Non sarò mai solo mamma.

Sarò sempre e fino alla fine anche FIGLIA. Figlia di una mamma che migliore non poteva essere, figlia di una mamma che ha dedicato e sacrificato la sua vita, la sua felicità e il suo Bene in nome di quello della sua famiglia. Della sua famiglia intesa come noi figlie, ma anche intesa come sua mamma. A lei ha dedicato la sua vita fino alla fine, rinunciando a se stessa per Amore di sua mamma. Un amore non sano forse, ma…era sua mamma. E questo giustifica tutto.

Quanto può essere immenso l’amore per un genitore… Anche quando non c’è più e lo vai a trovare in quel posto freddo e anonimo che è il cimitero.

Quanto hai vissuto, tu, mamma, per te stessa? Quanto sei stata felice? Quanto poco sei stata egoista nella tua breve vita? Quanto sei stata capace di annullarti per noi? Forse troppo. O forse il giusto, quello che ogni mamma deve saper fare per la famiglia, per i figli, per l’equilibrio di tutti.

E io? Io come sono? Quanto sono capace di sacrificarmi per la mia, di famiglia? Quanto ti somiglio? Quanto invece sono diversa? In meglio, in peggio? Cosa mi diresti tu? Cosa penseresti di me, dei miei equilibri, del mio cercare di fare tutto bene pur nel mio continuo fallimento su tanti aspetti? Questa bilancia che a me ora sembra poco bilanciata….tu che ne pensi? Ho altre risorse in me che al momento non vedo, ma verranno fuori? Ma soprattutto….saresti oggi orgogliosa di me come lo eri 16 anni fa?

Oggi me lo chiedo e non lo so.

Oggi sarà che ho un crollo, oggi sarà che sono arrivata all’esaurimento di tutte le mie batterie (o almeno di quelle che so io), oggi sarà che mi manchi da morire, oggi sarà che ho sto maledetto “ovo sodo” che non va né su né giù….oggi che è proprio una giornata difficile, sono venuta da te, ti ho guardato negli occhi per un’ora credo, cercando di sentirti parlare, di capire quegli occhi cosa mi direbbero, cercando di sentire anche un abbraccio forte quando chiudevo gli occhi senza fiato. Forse c’eri, forse no. Forse da domani mi sveglierò con qualche risposta dentro in più, forse st’ovo sodo scenderà giù e mi darà un po’ di fiato in più e dopo un po’ capirò che la tua risposta c’è stata ed è sotto ai miei occhi.

Perchè io non smetterò mai di essere tua figlia, di cercarti come figlia, di aver bisogno della tua approvazione e del tuo abbraccio. Non ho ancora trovato il canale giusto per arrivare a te o per sentirti come vorrei, in giornate come queste. Ma forse la nostalgia in giornate come queste va solo assecondata e lasciata passare, perchè non c’è nulla di più naturale di sentirsi male quando si cerca un pezzo di cuore e si trova lo stesso, insesorabile, buco anche dopo tanti anni. Perchè quel buco mai si richiuderà, mai si cicatrizzerà completamente. E farà un male cane sempre.

Mi manchi da morire.

Non ti far aspettare troppo nei miei sogni….mi serve un tuo abbraccio.

Ciao Ma’…amore mio…

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Emozioni da grandi

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Un rumore di porta che cigola. Di notte. Ci metti un secondo a pensare a mille ipotesi diverse.

La più facile: i cani che dormono in casa, magari si sono mossi e hanno fatto muovere la porta. No, nessun rumore di unghie di cane che si muovono sul pavimento.

Ipotesi due: un colpo di vento. In fondo è estate, è caldo, magari le finestre aperte fanno corrente… Alt, un attimo….noi non abbiamo lasciato finestre aperte di notte.

L’ipotesi tre è l’ultima a cui avrei pensato, ma è quella che viene subito in mente, dopo un secondo di frastuono mentale, quando senti che vibra anche l’anta dell’armadio, quella che non si chiude bene.

Può esserci solo una cosa che fa vibrare in contemporanea una porta ed un armadio, non nella stessa stanza peraltro….La stessa cosa che, quando apri gli occhi e accendi la luce, fa vibrare anche il lampadario.

Il terremoto.

Saltiamo fuori dal letto, cerchiamo di capire quanto è stato forte, se è il caso di uscir fuori prendendo su i bimbi. Accendiamo la tv e già dopo pochi minuti nei TG iniziano le notizie, che pian piano ti danno l’idea di cosa è successo. Per fortuna non così vicino a noi. Ma il fatto che pur da così distante, si sia sentito, ti dà ancor di più l’idea di che disastro possa essere stato. In effetti, lo è stato.

Il terremoto. Il terremoto è qualcosa verso cui nutro enorme rispetto. Per lui, come per tutti gli altri fenomeni incontrollati della natura. Li rispetto perché li temo tantissimo. Il terremoto da noi si sente ogni tanto, più o meno forte. Siamo zona sismica, ma non così tanto, per cui spesso sentiamo magari tremare la terra, ma con epicentro distante da noi.

Ho il ricordo di una sola volta in cui si è sentito il terremoto quando ero piccola. In realtà non ero nemmeno così piccola, avrò avuto forse 12-13 anni e ricordo che mia mamma urlò subito “il terremoto!”, mentre mio babbo penso non si fosse accorto di nulla. In 25 anni, ho solo quel ricordo.

Poi da quando sono uscita di casa e ho iniziato la mia vita da adulta, ci sono stati molti più episodi di terremoti. Chissà se è aumentato in maniera così evidente il numero delle scosse, o se i ricordi da bambina hanno filtrato le informazioni da trattenere…

Lo abbiamo sentito un paio di volte quando eravamo solo io e mio marito, senza ancora figli, e abitavamo nell’altro appartamento.

L’ho sentito, poi, quando abitavamo provvisoriamente da mio babbo, una notte che mio marito era fuori con gli amici e faceva tardi per un addio al celibato. Io ero a casa da sola con i bimbi ancora piccoli (era il 2012, non avevano nemmeno un anno). Ero sveglia, nella loro camera, pur essendo notte fonda, perché Lore piangeva ed ero lì a calmarlo. Ho sentito un rumore sordo, l’ho sentito come se fosse un “cannone” di vento fortissimo passato dal portico accanto alla camera dei bimbi. Ma era un rumore strano, sordo, uno strano vento. E dopo pochi secondi, il terremoto. Ricordo di aver avuto una paura immensa, non tanto per il terremoto di per sé, perché si dondolava ma non così tanto. Ma la casa ha molti anni e io ero sola con due neonati…come avrei fatto a portarli fuori insieme, aprendo i catenacci della porta e liberando anche i cani nello stesso tempo? Le mani sono due, i bimbi due….come avrei fatto? Sarei stata in grado, sarei stata abbastanza veloce? Li avrei messi in salvo tutti? Li presi nel lettone con me, lasciai i cani dormire in casa liberi e tolsi i catenacci alla porta. Uscire sarebbe stato molto più semplice. Non chiusi occhio fino al mattino, quando tornò Dodo.

Dopo poche settimane, altre scosse. Una sentita la mattina presto, svegliati dal letto che dondolava e la ringhiera delle scale di mio babbo che vibrava. Poi durante la mattina, io in ufficio, i bimbi al nido….un’ansia pazzesca non essere con loro, anche se ovviamente le dade ci hanno subito rassicurato sul fatto che era tutto sotto controllo, ma per precauzione tenevano i bimbi fuori in giardino per quella mattina. Poi nel pomeriggio, eravamo a casa tutti per puro caso e hanno cominciato a vibrare i cristalli dei lampadari di mio babbo. Poi finalmente si è interrotto.

Fino al 24 agosto di quest’anno. E anche ai giorni scorsi.

Questi terremoti vanno spiegati anche ai bimbi. Ormai sono grandi per poter comprendere alcune cose e per imparare a gestire alcune situazioni. Loro per fortuna non hanno sentito nessuna delle scosse di questi mesi, dormivano sempre, per cui non hanno provato la sensazione della vertigine, del movimento, del disorientamento, dell’angoscia. Probabilmente non l’hanno nemmeno percepita così tanto da noi, perché non mostrano segnali di paura quando se ne parla o salta fuori l’argomento. Ma hanno visto i TG e hanno chiesto/ricevuto delle informazioni in merito.

Hanno scoperto che qualcuno ha perso tutto per colpa del terremoto, ci sono famiglie senza più casa, cibo, vestiti, giochi, soldini. Ci sono famiglie in cui qualcuno purtroppo è morto. Questo messaggio è entrato nelle loro teste, ma ho la sensazione che non abbia ancora trovato una collocazione precisa lì dentro. A volte, soprattutto Lore, tira fuori dal nulla l’argomento con tristezza e pianto; a volte ne parlano quasi con distacco e noncuranza. Non si possono ancora rendere conto di cosa sia veramente successo giù al Centro Italia. Sanno che per dare qualche mattoncino agli abitanti di Amatrice, abbiamo mangiato la pasta all’Amatriciana, e vanno fieri del loro contributo, dei mattoncini che hanno donato loro. Sanno che abbiamo fatto una raccolta di beneficienza insieme agli amici per donare soldi necessari per ricostruire e sanno che avremmo voluto andare di persona a consegnare il ricavato, ma non è purtroppo stato possibile. Sanno che ci sono persone in difficoltà che stiamo in qualche modo aiutando. Questo lo sanno, ma per fortuna non hanno la capacità di immaginare realmente che una cosa come quella possa succedere anche a noi.

Ci siamo interrogati tanto, in questi mesi, su come gestire certe informazioni, come dirgliele, come fargliele vivere, come affrontarle. Questa, come altre notizie dei TG, che purtroppo è giusto che conoscano, seppur mediate, indorate, smussate….ma non possono vivere in eterno in un mondo fantastico e (purtroppo) inesistente. Non devono avere paure infondate, ma devono essere consapevoli che ci sono pericoli in giro, più o meno prevedibili.

Quest’estate, quindi, per noi è stata l’estate delle emozioni importanti.

Non che altre non lo siano, ma per varie ragioni, ci siamo dovuti confrontare con sentimenti nuovi per loro, su cui vedo che col passare del tempo, tornano a riflettere, a domandarsi, a rivivere. Una forse più di tutte li ha segnati. In maniera differente, ma ugualmente profonda. A fine giugno, il giorno dopo al loro compleanno, purtroppo è venuto a mancare il nostro cane anziano, il nostro Mallone. Avrebbe compiuto 13 anni a settembre, ma a fine giugno, purtroppo, abbiamo dovuto prendere la decisione più giusta per lui. Abbiamo quindi lasciato i bimbi dal nonno, mentre veniva il veterinario. E quando siamo tornati a riprenderli, dopo un paio di ore, gli abbiamo dovuto dire che Mallone era stanco e si era addormentato per sempre. Nei momenti in cui i bimbi erano dal nonno e noi stavamo salutando Mallone, mi sono chiesta più volte cosa fosse meglio fare. Permettere ai bimbi di salutarlo, come stavamo facendo noi? O fargli sapere tutto dopo, a cose fatte e con Mallone già fuori dalla loro vista?

La paura di lasciare nelle loro menti un ricordo troppo forte da digerire e troppo pesante da cancellare dalla loro memoria, ci ha fatto optare per la seconda scelta. Non vedere, non salutare, non accompagnare.

Col passare dei mesi, in realtà mi domando se sia stata la scelta giusta. Forse sarebbe stato meglio dargli tutti i pezzettini del passaggio;  prima, durante, dopo. Sarebbe stato un vederlo addormentarsi, senza sofferenza, senza dolore. Avrebbero potuto accarezzarlo, piangerlo, vederlo. La concretezza di quel momento, forse sarebbe stata più utile per loro. Oggi vedo che quel momento fondamentale a loro manca e lo cercano; gli manca l’ultimo saluto, gli manca l’ultima carezza, gli manca capire come ha fatto materialmente a sparire dai nostri occhi e volare fino al cielo. Sanno che c’è un punto nel giardino, sotto ad un albero, in cui abbiamo portato le sue cose, ma nel loro immaginario, lui è in cielo, sulla stellina con la nonna Paola, Woody e tutti gli altri nomi che ogni tanto sentono dire.

In questi mesi estivi, fra la morte di Mally, gli episodi di attentati e i terremoti, le emozioni che stanno attraversando i miei bimbi sono tante e sono diverse da quelle di prima. Hanno una profondità diversa, toccano corde diverse. Corde difficili e delicate, corde che domandano, interrogano e sperano di capire, di comprendere come gestirle, come viverle, come collocarle dentro. E’ capitato di dedicare delle mezze ore a ciascuno di loro, per parlare, per rispondere con chiarezza e semplicità ai loro momenti di dubbio e sconforto. Mi fanno domande difficili su di loro, sui loro modi di sentire, su ciò che provano. Mi parlano in maniera sbalorditiva di cosa provano l’uno per l’altro, delle loro gelosie, dei loro conflitti…del bisogno di sentirsi diversi ma così tanto uguali. Cercano in maniera forsennata una differenziazione seppur nel loro continuo confronto alla pari. E’ difficile aiutarli in questo, non ho la capacità di dargli gli strumenti pratici, nel quotidiano, per aiutarli in questa separazione…la scuola è la stessa, la classe è la stessa, lo sport è necessariamente lo stesso, perché la questione logistica è impossibile da gestire per noi. Lavoriamo entrambi a tempo pienissimo, già facciamo le corse così. Sarebbe impossibile pensare a due sport diversi in orari e luoghi diversi. L’unica cosa che gli abbiamo potuto regalare è l’ora di lezione di nuoto da soli, cioè uno per uno, con lo stesso maestro ma in orari differenti. Così un sabato per uno stanno con uno dei due genitori e questo per loro è una cosa meravigliosa, ce lo ripetono sempre e fa tanto bene a tutti e quattro.

Questo viaggio dentro le loro emozioni è parallelamente un viaggio dentro le nostre emozioni. Ci stiamo mettendo in discussione tanto, ci facciamo domande, ci preoccupiamo di trovare i modi giusti, le risposte giuste, i confini giusti per ciascuno, ma non è semplice a volte dire le parole giuste, nel modo giusto…Sono diversi di carattere, esprimono ciò che provano in maniera estremamente differente, ma…le domande là in fondo sono le stesse e le sofferenze che provano pure. Uno manifesta apertamente il suo dolore, sembra il più sensibile in confronto all’altro che trattiene e maschera di più….ma invece in lui, nel secondo, dentro, c’è un inferno che a volte scoppia senza esser contenuto da nulla, perché mentre uno SA riconoscere ed esprimere, l’altro ancora non sa esprimere, nel suo costante tentativo di mostrarsi invincibile. Sono diversi, ma la sensibilità là dentro, è la stessa e va curata con estrema attenzione.

Qualcuno si stupisce del loro grado di “maturità” nel domandarsi, nel voler capire, nello sviscerare e soprattutto nel saper parlare per delle mezze ore di sé stessi e di ciò che pensano o provano. Io penso che il DNA sia mio che di Dodo sia esattamente come il loro ed è normale per noi fermarci a rispondere e averli abituati ad andare oltre alla superficie delle cose. Grazie anche ai molti libri che gli leggiamo, ai cartoni che gli facciamo vedere…al tempo di qualità e di condivisione che cerchiamo sempre di non far mancare.

A volte ci capita poi di chiederci se siamo esagerati noi, se li adultizziamo troppo o troppo presto. Forse. Ma il nostro essere genitori passa dal nostro esempio, e l’esempio che hanno sotto al naso tutti i giorni è quello di due adulti che pensano, che “sentono”, che parlano, cercano di farlo tanto, e parlano anche tanto di quello che provano.

Quest’estate credo che si sia fatto un passaggio importante a livello mentale; penso che le domande che ora fanno, richiedano risposte attente, spiegazioni sensate e motivazioni. Non basta più un “perché sì”, ora si va oltre, a volte fin troppo.

Non so spiegare la morte ai miei bimbi, non so spiegare perché sulle stelline siano andate determinate persone o animali, non so spiegare perché un terremoto fa perdere tutto alle persone o perché un terrorista con un camion decida di andar addosso alla folla in festa. Non so spiegarlo, perché non lo so nemmeno io. So che vorrei potergli far capire che il mondo è difficile, pericoloso, complicato, ma che finchè sarà possibile, la loro famiglia li proteggerà fin sulla Luna. Vorrei fargli capire che devono stare attenti, non essere ingenui e non fidarsi di tutti sempre, ma vorrei anche fargli capire che la fiducia è importante, il pensiero positivo è un motore fondamentale e il sorriso non va perso mai. Che per quanti pericoli ci sono in giro, però ci sono anche tante persone amiche su cui contare e con cui sentirsi al sicuro e protetti. Vorrei che capissero quanto è importante guardarsi dentro, ascoltarsi, riuscire ad esprimersi e ad aprirsi con le persone giuste. Vorrei che capissero veramente che dono immenso hanno avuto nascendo gemelli, con un fratello coetaneo che condivide tutto con te pur essendo altro da te. Vorrei aiutarli a trovare DA SOLI le differenze fra loro, insegnargli a viversi come risorsa preziosa e unica e non come controfigura eternamente in conflitto. Hanno un AMICO come pochi altri, non può essere un ostacolo, deve essere una risorsa in più per viversi in equilibrio e con serenità. Vorrei essere in grado di fare tutto questo, di permettergli di crescere con intelligenza ed emozione, con sentimenti e passioni, con rispetto ed educazione. Vorrei che quando mi dicono “Sto così male che mi sento rompere dentro”, sapessero con certezza che quella spaccatura dentro passerà, e non passerà invano. Gli passerà dentro, la sentiranno passare dentro ogni centimetro del loro corpo e del loro cuore, ma passerà e loro avranno un tassellino in più di “sapere” dentro di loro, prezioso come i diamanti. Gli vorrei spiegare che è bellissimo sentirli cantare di continuo, nella loro magica spensieratezza, e che devono continuare a farlo anche quando le salite saranno tante, le paure anche, le lacrime apparentemente interminabili. Gli vorrei far sentire che la foto di Mally che Lore ha sul comodino è una cosa bellissima e che Lui, per Mally, è stato TANTO e tanto importante, anche se la loro vita insieme non è stata lunga quanto avrebbe voluto. Gli vorrei insegnare come gestire quel loro cuore così grande, ma fragilissimo, che spesso sentono andare in pezzi anche guardando il tg. Ma tutto questo è difficile, per una mamma, come me, ed un papà, come Dodo, che sono i primi a commuoversi quando sono seduti accanto a loro al cinema o sul divano ad ascoltare le notizie…Ci vuole tanta forza, bimbi. Sempre….ma mantenete sempre il cuore aperto, il sorriso pronto e le vostre meravigliose canzoni nella testa….

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Stelle

Ieri sera ho guardato­ le stelle cadenti st­esa su un lettino in ­spiaggia, abbracciata­ ad uno dei miei bimb­i. L’altro lo faceva ­su un altro lettino i­nsieme alla zia.

Quello abbracciato a ­me era Lore. Il mio p­iccolo immenso Lore. ­Che in questi mesi st­a tirando fuori un la­to di sè che sì, si i­ntuiva, ma non a ques­to livello di profond­ità.

Lore sente. ­

Sente tutto. Sente co­n le orecchie, sente ­con il cuore, sente c­on l’anima.

Lore ha un grado di s­ensibilità e attenzio­ne per i sentimenti e­ le emozioni che è st­upefacente. Lore ha u­n pregio grandissimo,­ che è quello dell’an­imo sensibile, ma ha ­un difetto altrettant­o grande, che è quell­a stessa sensibilità.

Lore può ferirsi faci­lmente, molto facilme­nte. Purtroppo è già ­tanto ferito, per tan­te piccole ferite che­ ha incassato nel tem­po e a cui magari non­ è stata data la gius­ta importanza, il giu­sto peso. Io in prima­ fila.

Solo da poco ho realm­ente iniziato a capir­e e vedere le loro di­fferenze di carattere­. Fino ad allora, ho ­sempre gestito entram­bi allo stesso modo: ­punizioni, sgridate, ­toni usati per i rimp­roveri, criteri per d­are rimproveri…ugua­li. Perché io sono io­, sono fatta in un mo­do e la mia modalità ­è una sola. E per non­ alimentare complessi­ o conflitti che fra ­di loro sono costanti­.

Invece no. Invece Lor­e non va gestito come­ Tommy. Non perché ha­ diritto ad avere tra­ttamenti privilegiati­, assolutamente. Ma p­erché ciò che per Tom­my ha un effetto ed u­n peso, per Lore ne h­a tutt’altro. In posi­tivo o in negativo. M­a sono due persone be­n diverse e soprattut­to vivono certe cose ­in maniera completame­nte diversa.

Sto lavorando su ques­to, perché non voglio­ che nessuno soffra p­er cose che potrei ev­itare. Sto lavorando ­su un piccolo immenso­ omino che ha il cuor­e più grande di lui e­ non sa come gestirlo­ e come proteggerlo. ­Sto lavorando su un p­iccolo immenso omino ­che alza gli occhi al­le stelle e cerca nel­ cielo la nonna che n­on ha mai conosciuto ­per parlarle e per di­rmi che lei è sempre ­con noi e che le man­chiamo tanto. Lui sa ­che lei c’è, anche se­ nessuno gli ha mai r­accontato la storia c­he vive dentro di noi­, nei nostri cuori, n­ei ricordi e tutto il­ resto. Lui la vede i­n una stella e ci par­la, punto. Cosa c’è d­i più semplice?

Lui soffre per la per­dita di uno dei nostr­i cani, ma non te lo ­mostra piangendo. Te ­lo fa capire parlando­, perché nonostante s­iano passati ormai qu­asi due mesi, non pas­sa giorno che non lo ­nomini, non si chieda­ come starà, non mi d­ica quanto gli manca ­o non racconti episod­i che lo riguardano. 

Lui soffre perché pen­sa che quando lo sgri­diamo perché fa qualc­osa che non va, il su­o cuore va in pezzi p­erché il bene che noi­ gli vogliamo va via ­in bicicletta e lo la­scia solo.

E quando mi ha detto ­queste cose una sera ­a cena, con la lucidi­tà di un adulto e lo ­sguardo triste che mi­ puntava dritto negli­ occhi, mentre mi abb­racciava, mi ha fucil­ato dritto al petto. ­Perché mi sono detta:­ “Ma cosa cavolo stai­ facendo? Non ti acco­rgi di quanto lo feri­sci e di come si sent­e? Di cosa pensa? Ma ­dove guardi tu??”

Che non significa non­ sgridarlo più, ma fa­rlo in modo diverso, ­aumentando in paralle­lo le conferme del no­stro amore immenso pe­r lui. 

Non voglio fare prefe­renze per l’uno o per­ l’altro, assolutamen­te. Ma di questi dive­rsi aspetti devo tene­r conto. Anche Tommy ­ha un cuore grande ma­ ha più corazza, più ­sicurezza e più cusci­no assorbi-urti. Ha p­iù caparbietà,più ost­inazione (detta anche­ zucconaggine, nel su­o risvolto negativo),­ più faccia di legno,­ pur essendo anche lu­i coccolone e affettu­oso. Ha più parte raz­ionale, sa non metter­e in discussione gli ­affetti per le sgrida­te. Ha più base sicur­a. Lore ne ha meno, p­erché spesso scivola ­in queste sabbie mobi­li che lo tirano giù dalla base e lo fanno­ sentire un po’ perso­.

Per fortuna sa aprire­ il suo cuore anche v­erbalizzando ciò che ­prova e riesce a racc­ontarcelo, così possi­amo capire e provvede­re. 

Sarebbe più facile po­ter fare un’iniezione­ di fiducia, amore e ­rassicurazione così, ­tutto in una volta e ­farlo ripartire da lì­. E invece sta a noi trovare il giusto can­ale per arrivare allo­ stesso risultato. Ho­ fiducia, abbiamo le ­capacità per farlo. E­ lui ha molta più cap­acità di noi, forse, ­di apprendere.

Voglio andare meno di­ corsa, meno di frett­a. Investire tempo in­ loro e con loro. Ded­icargli anche il temp­o “vuoto” della noia,­ del parlare, del sil­enzio, della calma. N­uovi ritmi, niente co­rse competitive con a­mici per sport, attiv­ità, successi e insuc­cessi. Hanno 5 anni, ­cavolo, non 15. Per v­ivere una vita frenet­ica c’è ancora tanto ­tempo credo, non c’è ­bisogno di accelerare­ il passo. La tv un p­o’ più spenta, i gioc­hi all’aperto, i dise­gni, la plastilina, i­l domino, il calcino,­ i libri, la musica, ­il basket, un bel fil­m/cartone al cinema, ­la bici…respirate q­uesto, bimbi, questo.­ Non la corsa contro ­il tempo, contro gli ­altri, sempre “io per­ primo!”. 

La colpa è anche nost­ra, il poco tempo lib­ero, gli orologi sinc­ronizzati al secondo.­ I continui “Dai, su,­ veloce che è tardi!”

Miglioreremo anche qu­esto, sempre più conv­inta che essere genit­ori sia sì un crescer­e i figli, ma anche e­ soprattutto, un sape­r crescere se stessi.

Buon viaggio, famigli­a.

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29 maggio

Questo 29 maggio è stato un 29 maggio strano. È stato un 29 maggio durato quasi un mese.
È iniziato il 4 maggio, quando un amico è volato in mezzo alle altre stelline del mio cielo. In maniera improvvisa, inaspettata. 

E lì sono tornata figlia, e ho provato il dolore di una perdita così grande.
Ho guardato il ragazzino che ha perso il suo bellissimo papà con gli occhi di me 15 anni fa.
Ma io almeno avevo avuto il tempo di “prepararmi”, mesi per salutarla, mesi per dirle mille volte “ti voglio bene”, per non lasciare niente in sospeso, per perderla senza dover avere rimpianti. Lui no, questo tempo non l’ha avuto. Non ha avuto questo privilegio. E così è inaccettabile. Uno strappo troppo violento, troppo cattivo. Troppo ingiusto. 

Sono tornata figlia.
Ma sono anche mamma e ora anche questa prospettiva mi ha spiazzato. Ho guardato quella mamma, che ha perso il suo compagno di una vita, il suo vero amore, nella stessa maniera troppo violenta, troppo cattiva. L’ha perso e l’ha perso per sempre. E la aspetta una vita da ricostruire e riempire anche senza di lui. Ma…..MA….è MAMMA e deve anche fare in modo che suo figlio, l’altro suo immenso amore, trovi un senso a tutto questo, non si disintegri in mille pezzetti. Lei deve tenere insieme i pezzi, le briciole di due persone distrutte. E prima ancora di sé stessa, deve fare i conti con un figlio da proteggere, da ricostruire.

Come si affronta tutto questo?

Quando hai un figlio e l’amore che provi per lui va oltre ogni confine…quando ti butteresti nel fuoco pur di evitargli certi dolori…come fai a non implodere davanti ad una cosa del genere? 

Io ho conosciuto il lutto da figlia.
Ma da mamma, da genitore….è ancora più difficile.
Da figlia, devi trovare un modo per sopravvivere tu. Ma egoisticamente pensi a te, solo a te. 

Da genitore no. Prima c’è tuo figlio. E…ed è tutta un’altra partita.

Questo 29 maggio, quindi, è stato un 29 maggio che ha portato i suoi effetti fin dal 4 maggio.
Quel dolore ogni anno si rinnova, ma ha trovato una sua collocazione.
A questi due amici spetta il compito di fare altrettanto con il loro 4 maggio.
Ce la faranno, perché sarà così. 

Ma davvero quello che dovremmo sempre, sempre, SEMPRE tenere in mente è che ogni momento di litigio o di rottura con chi amiamo è davvero un momento perso, sciupato. Ogni muso, ogni broncio, ogni abbraccio mancato è una occasione mancata. Non sappiamo quanto tempo ci è concesso, e siamo dei presuntuosi a pensare di potercela sempre prendere comoda.
La vita è così, ma è una gran fregatura. 

E in questi mesi in cui i bimbi sono particolarmente molesti, in continua sfida, in evoluzione e di conseguenza in lotta costante, mesi in cui non si fa altro che dare punizioni per far rispettare regole, si discute, si piange, si sgrida…ecco in questi mesi mi verrebbe da mandare al diavolo tutto e tutti, piantarla di fare del costante pressing per avere educazione al 100%…mollare un po’ la presa, insomma, perché tutto sto nervoso e tutta sta rigidità lo so che è per il loro bene ma…che fatica e che strazio.
Il tempo bello insieme dove va a finire? Sempre solo in rimproveri?
E la so la teoria che quello che semino oggi sarà un bellissimo raccolto domani, ma..l’OGGI dove va a finire? Perché poi devi essere coerente e costante altrimenti non conta niente, quindi guai a distrarsi o ad ammorbidirsi un po’ ogni tanto. 

Che palle. Scusate ma…che palle.

Vorrei che le lezioni che tutte queste stelle ci stanno lasciando non andassero perse.
E invece è inevitabile.
E la cosa mi da un bel po’ fastidio.

Non voglio essere un ricordo, per loro, di mamma brontolona e in continuo rimprovero.  Ma a volte penso che ad oggi, gli resterebbe questo. Sono più i miei NO che i Sì. Gli abbracci non mancano, quelli no, nemmeno i “ti voglio bene”…ma quanti sguardi di rimprovero e quanti “meno” sul loro foglietto…

Peccato.
Peccato che il tempo sia un nemico contro cui combattere sempre. Inutilmente tra l’altro, perché tanto vince sempre lui.

Peccato che la vita oggi sia così piena di complicazioni e sovrastrutture che rendono tutto così difficile.
Peccato davvero.
Ci fanno perdere il senso di tutto. Lotti per mesi per raggiungere quello che pensi sia uno status migliore e poi…e poi niente. Troppo tardi. 

Vorrei insegnarvi sempre il giusto, bimbi miei. Ma in questo preciso momento la mamma è un po’ confusa. E un giorno se leggerete questo blog magari mi capirete.
Vi auguro però di saper sempre abbracciare senza timore, coccolare senza vergogna, amare senza confine chi merita il vostro amore. Non perdete mai occasione per far sapere quanto tenete a qualcuno. Dispensate sorrisi complici e amichevoli a tutte le persone per voi importanti.
Siateci sempre per gli amici.
Siate delle brave persone.
Come quelle belle stelle che da lassù cercano di insegnarci ancora qualcosa.

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In cammino

Mi sento in perenne viaggio. 

Alla costante ricerca di un qualcosa dentro che mi manca, o non mi torna. Non so. Ma tribolo costantemente. E anche quando mi sembra di essere arrivata da qualche parte, no…poco dopo sento che ancora non ci sono. 

Manca ancora un pezzo. Un qualcosa. 

Inizio a chiedemi chi sono. 

Non mi sono mai sentita una di quelle persone mai contente di quello che hanno, perennemente insoddisfatte di qualcosa…
Al lavoro sto bene, della mia famiglia sono contenta e appagata. 
Ho una bella casa, affetti, amici…
Non è nelle cose materiali che mi sento mancante (soldi a parte, ovviamente….Quelli non bastano mai!).

È qualcosa DENTRO che mi manca. Che non arriva ad un punto. 

E da un lato penso sia positivo essere sempre in ascolto, tendere sempre l’orecchio verso il proprio stomaco per capire se davvero va tutto bene….Mai fermarsi, mai smettere di lavorare su di sé per migliorarsi.

Ma dall’altra parte….non capisco.

Cos’è che mi manca? Dove sto cercando di andare? Verso quale direzione?

Sono forse un filosofo mancato, alla perenne ricerca di “un senso”, una “verità” superiore? No, direi di no…
Uno scrittore Decadente? Nemmeno…

Che caspita c’è, là dentro, che ciclicamente mi dà morsi alla pancia e mi arrovella la mente?

Non che stia male eh. 

Ma non sono mai a cervello spento. Non ho mai lo stand-by. Se non è di giorno, perché la testa è occupata al lavoro, è la sera o la notte.
Non spengo mai i pensieri. Non riposo mai la mente. Ed è una forma di stanchezza anche questa.
Sommata a quella fisica e oggettiva della vita con due bimbi di quasi 5 anni.
Forse semplicemente sono una pazza squilibrata. 

Io giuro non lo so più. 

Se qualcuno ha qualche idea al riguardo o qualche buono spunto di riflessione (tanto per pensare un altro pochino….), ben volentieri.

Nel frattempo, nel mio costante peregrinare verso una meta che ancora non so, mi riempio il cuore con i sorrisi dei miei bimbi, le loro canzoni sulla loro “famiglia fantastica” e su “mamma e papà che sono favolosi”, i loro disegni di noi sempre sorridenti…e penso che se questo è quello che loro sentono, se questa è l’idea che loro stanno portando dentro e che sta lasciando la sua impronta dentro di loro…se questo è quello che gli stiamo dando, significa che non stiamo fallendo. Che nonostante le punizioni, le sgridate, le rinunce, i compromessi, i litigi…gli stiamo dando un guscio protetto e sicuro in cui sentirsi tranquilli e forti.
Significa che ogni abbraccio dato (a loro o fra noi due genitori), ogni bacio dato (a loro o fra noi due genitori), ha dato un messaggio, un senso…a loro, a noi, al nostro mondo.
Significa che le mie ansie mentali sono chiuse nella mia testa e a loro non arrivano.
Significa che i litigi e le tensioni fra me e il loro babbo (fortunatamente molto poche ora e quasi mai davanti a loro) le comprendono come parte del sistema e non una minaccia. Significa che per loro è più forte il nostro amore di tutto il resto, che è sempre inferiore alla nostra unione.

Significa che forse dovrei solo essere capace di fermarmi a questo ed essere anch’io serena e spensierata, senza le mie mille paturnie.

….Forse significa che devo solo bere qualche bicchiere di vino in più e uscire più spesso…. 

😉

Credo che ognuno abbia una strada da percorrere
Ma può succedere che non ci sia un arrivo.
E quanti piedi che s’incroceranno andando
Ma solo un paio avranno il tuo stesso cammino
Ne conosco gente che sta ancora in viaggio
E non si è mai chiesta in fondo quale sia la meta
Sarà che forse dentro sono un po’ Re Magio
E cerco anche in cielo una stella cometa”

(Parole in circolo – Marco Mengoni)

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