Nell’epoca sbagliata

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Io sono nata nell’epoca sbagliata. Ne sono sempre più convinta.

Strido con questo tempo, sempre più robotizzato, sempre più finto, sempre più “di plastica”.

Strido con la gente che vive di sotterfugi, apparenze e trucchi per fregare gli altri. Strido con le Alexa, gli SkyQ, i “cosi-che-si-mettono-al-polso” per farti sempre sapere in tempo reale se ricevi un messaggio o se devi camminare o bere…mio Dio, ma non si può!

Strido con aggeggi che leggono al posto tuo i libri ai bimbi prima di andare a letto, strido con lo “scaricatevi i compiti di matematica dal tablet”, strido con tutto questo.

Lo so, il problema è mio, che non so adeguarmi all’evoluzione, che non so stare a passo con i tempi.

Ma in risposta a questa tendenza evolutiva, la mia tendenza è ancora più conservativa, fino quasi a regressiva.

Più vedo delle Alexa in giro, più compro libri e fumetti ai bimbi, chè continuino a leggere dalla carta, con i loro occhi e con i loro neuroni che lavorano. Non solo con le orecchie che ascoltano.

Più vedo gli “orologi intelligenti” (non so nemmeno come si chiamano!) al polso delle persone, più mi viene da mettere il mio telefono in modalità aereo.

Più vedo gente che si arricchisce con magheggi di ogni tipo, più penso che sarà sempre più dura, ma io vorrei costruirmi il mio presente ed il mio futuro in maniera costruttiva ed onesta.

Più vedo supermercati aprire (e stare aperti quasi H24 compreso la domenica!), più mi viene voglia di andare dall’amico contadino a prendere la frutta e la verdura davvero a km 0, e anche i polli e le uova.

Penso seriamente che questa evoluzione ci si ritorcerà contro. E anche molto presto. E’ un’evoluzione che ci sta facendo implodere, ci sta appiattendo, ci sta livellando su standard estremamente uguali, che stimolano esclusivamente la nostra competitività. Se non sei all’avanguardia come gli altri, sei un po’ sfigatello, dai su, diciamocelo. Se non hai tutto quello che il mercato “fico” di oggi offre, sei il poraccio di turno. Onestamente, non mi preoccupo di esserlo. Quello che mi dispiace è la pressione che inesorabilmente sentiranno i figli di persone come me, che non staranno al passo con gli altri, per scelta o per necessità, e con i quali la forbice della diversità si farà sempre più sentire. Saranno sempre più presi in giro, guardati storto. E questi bimbi dovranno avere la forza di non farsi schiacciare da questi giudizi, da queste differenze. E i genitori, come me, dovranno trovare la forza di mantenere la loro idea, anche quando i figli li contesteranno e li criticheranno duramente perché sono “sfigati”, confidando nel giorno in cui forse sarà chiaro anche a loro il senso di tutto questo.

Oggi il valore di un’amicizia passa attraverso ai beni che possiedi, alle uscite che ti puoi permettere, al videogioco che hai….non più al tempo passato insieme a giocare, magari (Utopia!!) all’aperto, o ai valori e l’educazione che hai ricevuto.

Non voglio vivere nella preistoria, sono la prima che usa la tecnologia e la “libera informazione” come fonte di studio e di sapere. Anni fa era impensabile. L’accesso a testi, articoli, biblioteche on-line…ai tempi dell’Università te li scordavi. Prendevi il treno, andavi a Bologna e ti sedevi con calma e pazienza in biblioteca, alla ricerca di quello che ti serviva. Ora è tutto più semplice, lo so. E mi fa comodo.

Ma il mio cervello ha prima imparato a lavorare in un modo, che è quello della carta, la penna, la matita per sottolineare, il quaderno degli appunti per studiare. E ora può usarne uno alternativo, che è meno complesso e più immediato…ma è un’alternativa.

Ho paura di chi conoscerà solo questo metodo, che non saprà più gestire a mano un telecomando perché basterà parlargli e ti cambierà canale. Ho paura di chi nella “libertà di informazione” non butterà più gli occhi, nemmeno per sbaglio, su alcune notizie. Ho paura di chi non si sta rendendo conto di quante cose potremmo fare, tutti noi, nel nostro piccolo per mantenere un equilibrio più sano, in tutto: nell’ecologia, nella sicurezza, nella cultura, nella civiltà, nella solidarietà.

Darci la libertà di informarci, in base ai nostri gusti e piacimenti, ha il terribile contro di non farci più sentire o vedere, durante un TG o sfogliando un quotidiano, anche quelle notizie che, per libera scelta, non ascolteremmo o leggeremmo mai.

Ammetto la mia ignoranza e pigrizia su moltissimi temi, che solo ultimamente mi sto preoccupando di approfondire. Nella mia “superficialità” di vita, nel mio “libero informarmi”, ho dato poco peso ad alcuni aspetti, che invece meritano altissima attenzione. Alexa non li racconta e nemmeno l’orologio magico. Lui ti dice che devi bere o che devi fare 2 passi, ma non ti dice che puoi fare la raccolta differenziata o piantare un cespuglio nel giardino, che ti fa sicuramente bene anche quello.

Sono una piattola, me ne rendo conto. Ma anche in questo, come in altre piccole cose, penso che lamentarsi senza mai fare niente in prima persona sia una delle cose più tristi ed avvilenti che possiamo fare. Siamo tutti bravissimi a giudicare tante situazioni, tanti scempi…ma quante volte ci fermiamo a chiederci quale contributo stiamo dando noi, anche indirettamente o inconsciamente, ad alimentarli?

Siamo tutti attori della stessa rappresentazione; siamo tutti, tutti, tutti partecipi di questo spettacolo. Il finale lo possiamo creare anche noi, partendo dal piccolo, piccolissimo, per poi allargare e coinvolgere sempre più attori.

Non cambio il mondo io, questo è certo. Ma mi sento la responsabilità di essere cosciente e consapevole di quel che succede, di quel che IO posso, di quel che IO DEVO e di quel che IO trasmetto.

Io educo, io insegno. Io formo il futuro di domani tramite gli insegnamenti dei miei figli. Io sono esempio.

Io.

Non le persone che parlano in TV. Non Alexa. Non un tablet, non un videogioco.

E io credo ancora che quello che passa tramite una relazione umana, arrivi molto di più all’obiettivo di quanto non riesca una stimolazione tecnologica….vecchia nonna Sere…!

E ora vi lancio una sfida: andate a comprare, appena possibile, una piantina, anche piccola, un cespuglio, una pianta da orto, un alberello….uno per ogni figlio che avete (o nipote, o cugino…o quante ne volete!)…poca spesa, non è necessario investire un capitale. Ma FATELO, fatelo tutti per favore. E poi aspetto le foto nei commentiDiffondiamo il verde, alimentiamo un messaggio utile. A tutti.

PS: ovviamente….non basta comprarla. Va anche curata!!!! Mi raccomando….!!

GRAZIEEEEEE !!

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Mezz’ora al giorno (almeno…)

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Tempo d’estate.

E’ il titolo del libro con i compiti della vacanze. Ne facciamo qualche pagina ogni 2 o 3 giorni, alternato al vostro diario, ai libri da leggere e a giornate di riposo totale.

Tempo d’estate. Tempo di “stacco”, tempo di ripresa di ossigeno.

Questo tempo-senza-tempo che sa tanto di spensieratezza. Di pranzi alle 2 del pomeriggio, di sveglia alle 11 del mattino, di merende fatte di gelati e di pelle che sa di cloro.

Questo tempo che, più passa, più ha qualcosa da insegnare.

Insegna a crescere, insegna a pensare, insegna ad ascoltare. Insegna a cambiare. Insegna a darsi obiettivi e cercare di raggiungerli. Insegna a cambiare idea, insegna a cambiare priorità. Insegna che la pancia ha tanto da dire, anche se spesso va mediata con la testa. Insegna che voi, che siete tanto “pancia”, e noi, che siamo tanto “testa”, dobbiamo trovare un modo per fonderci in un qualcosa che sia l’uno e l’altro, ed è in questo punto d’incontro magico che si trova l’equilibrio. Perché non può essere solo “testa”, non può essere solo la nostra razionalità da “adulti”, a guidarci nella vostra educazione e a guidarci nella nostra vita.

Arriva un punto in cui, se sei stato solo “testa”, all’improvviso scopri che hai anche una “pancia”. Che sarà arrabbiata, gonfia, satura di tutto quel che da anni prova a dirti e tu, zuccone, non l’hai sentita o ascoltata.

E scopri anche che, in certe situazioni, se seguivi la pancia e ti muovevi di pancia, facevi meglio.

Il vostro punto di vista ancora bambino, anche se in corpi che diventano sempre più grandi, ci deve ancora far riflettere, ci deve ancora poter aprire gli occhi sul vostro mondo e sul vostro modo di guardare.

Noi siamo ciechi.

E noi ci arrabbiamo, ci lamentiamo, pretendiamo, urliamo.

Urliamo a visi che si stupiscono.

Si stupiscono che ci accorgiamo di loro solo per sgridare o rimproverare. E invece tutte le volte che vorrebbero la nostra attenzione per disegnare insieme, o esplorare, o giocare…siamo troppo presi da altro.

Se sapessimo invertire le nostre soglie di attenzione, magari ci accorgeremmo che sono molte di più le volte in cui potremmo RIDERE con voi, anziché quelle in cui captiamo come radar gli errori e puniamo. 

Siamo programmati a fare al contrario, troppo presi dalle nostre incombenze e dai nostri ritmi assurdi, dalle “prestazioni”, dal “rendimento”, dal “voto” del nostro capo e della società….e ci dimentichiamo che voi siete altro e non ci vivete con una scala che va da 1 a 10, ma ci vivete per quello che siamo: genitori. E se noi pensassimo che anche voi siete i giudici delle nostre prestazioni, del nostro rendimento…credo che prenderemmo tutti dei 5.  O anche meno. Perché a voi, troppo spesso, dedichiamo il residuo di quel che durante il giorno, abbiamo donato ad altri (che sia il lavoro, la casa, le faccende…). Ma che senso ha?

Vi ho guardato in queste settimane. Voi due e alcuni vostri amici. E’ stato un privilegio.

E nella vostra diversità, tutti avete un unico punto comune: avete bisogno di NOI. Di attenzione dedicata, di calma, di pazienza, di presenza. Non è il tempo di per sé, che volete. Volete NOI-CON-VOI, volete che il tempo che abbiamo insieme sia dedicato anche ad un ascolto attivo, ad una partecipazione reale, anche solo mezz’ora, ma seduti in terra accanto a voi a disegnare, parlare, leggere, giocare. Non importa che siano ore ed ore, ma quel segnale di “ci sono, sono DAVVERO con te e sto facendo INSIEME A TE QUEL CHE A TE PIACE”  vi dà tutto quello che le figurine dell’edicola o l’ultimo Lego non vi daranno mai.

Pretendiamo che ci diate una mano in casa, “ché noi abbiamo poco tempo, ci dovete aiutare, che le cose da fare sono tante”. E voi allora? Ci chiedete di stare con voi, ci chiedete di dare ascolto alle vostre, di esigenze. E noi le rimandiamo sempre, mentre pretendiamo che le nostre (che oltretutto non sono esigenze “emotive”, come le vostre, ma banali esigenze pratiche) abbiano la priorità e anzi, vi venga spontaneo proporvi per farle con noi. Non abbiamo capito niente.

Non dico che educarvi a dare una mano sia sbagliato, anzi. Assolutamente, dovete capire che siamo una squadra, in cui ognuno può dare una mano agli altri nello svolgere tutti i lavori che ci permettono di andare avanti.

Ma prima di tutto, NOI dovremmo capire che pretendere senza avvicinare, pretendere senza prima DARE, pretendere senza dare in cambio….non funziona. Siamo la massima forma ed espressione di egoismo, quando lo facciamo.

Proviamo a darci quella mezz’ora di libertà al giorno con i nostri bimbi, andiamo a disegnare con loro, facciamo un giro in bici in campagna, facciamo una partita a ping-pong….staccàti dal nostro telefono, dal nostro lavoro, dal nostro “rendimento”.

Proviamo a pensare che non è solo il datore di lavoro a giudicarci, ma prima di tutto i nostri figli. E se il datore di lavoro magari non sarà mai contento al 100% di noi, e magari sarà lui il primo a mostrarci la porta quando non saremo più “abbastanza” per lui, davanti ai nostri occhi abbiamo quotidianamente i nostri figli, ai quali dovremmo dedicare il meglio assoluto di noi, sempre e comunque. Non solo le nostre briciole.

Forse dovremmo ricordarci che le nostre prestazioni migliori non dovrebbero essere destinate ad altri, ma a noi stessi e ai nostri bambini: il nostro futuro, la nostra prosecuzione-di-noi.

Mezz’ora al giorno….sono sicura che riscopriremmo la magia che è dentro ai nostri bimbi…e anche quella, molto più nascosta, che è ancora anche dentro di noi…

 

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Se non ora, quando?

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Un nuovo capitolo che si (ri)apre.

Uno spazio dedicato alla mia attività, costruita in tanti anni di studio, messa in stand-by per qualche tempo per varie ragioni…ed ora tornata a bussare alla porta con una fortissima spinta. Per farsi finalmente aprire…

“Se non ora, quando?” dice qualcuno….

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“Pensa se non ci avessi provato…”

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L’ho sempre pensato, l’ho sempre detto.

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Tutto quello che ti succede e che ti fa male, arriva per dirti qualcosa, per insegnarti qualcosa. Non fare l’errore di affliggerti nel dolore e nella tristezza. Sul momento fa male e non vedi la luce, ma abbi fiducia….alla fine ci troverai un senso, una spiegazione. Un insegnamento, una nuova spinta.

Arriva il giorno in cui si riuniranno tutti i puntini. Tutti quei pezzetti in cui ti senti frantumato riacquisteranno improvvisamente un senso, un nuovo e diverso senso. Un nuovo sentire, un nuovo essere. Un nuovo Te.

E ti renderai conto che tutto quello che sei stato negli anni precedenti, tutto….ma proprio tutto, avrà un filo logico, una spiegazione. Tutto quello che in anni hai scelto, preferito, scartato, curato o accantonato…salterà fuori con una nuova logica. Una spiegazione che chiuderà il cerchio.

Le strade che hai preso, i bivi che hai imboccato, e quelli che invece hai lasciato indietro….magari ti si riproporanno, con nuova forma, nuova veste.

Scoprirai magari che quel bivio a cui hai rinunciato 10 anni prima, ora per un folle ed incredibile giro del destino ti si ributta sotto al naso, ma stavolta così energico e luminoso che non puoi proprio passare oltre. Se è tornato lì, se dopo tutto questo tempo e i mille giri della vita è tornato sotto al tuo naso, un motivo c’è. E ti trova proprio nel momento giusto, quando hai tutte le condizioni (pratiche e mentali) per accettare la sfida. E stavolta sì che sei pronta. Mica come 10 anni prima, che forse è stato proprio meglio non accettare.

Poi non importa come finirà questa sfida. Ma l’importante è provarci. Non rimanere con il rimpianto. Sapere che quando ti volterai indietro, stavolta non avrai davanti un enorme punto di domanda. Un sospeso che non avrà mai una risposta.

Il bello è sempre provarci, mettendoci il massimo, mettendoci energia, positività, impegno. Mettendoci speranza, umiltà, fiducia. Grinta. La forza che ti può dare la montagna russa da cui finalmente inizi a scendere, con l’orgoglio di aver affrontato tutta la salita, a denti stretti, pugni chiusi, rabbia, lacrime e fatica.

Quasi 15 anni fa, qualcuno, non proprio l’ultimo dei pappamolla, ha detto una cosa bellissima, che un suo amico giornalista ha poi commentato. Da anni ce l’ho stampata nella mente e me la ripeto ogni tanto. Dice più o meno così:

Pensa se non ci avessi provato” dice Rossi……e ti fa capire che senza un sorpasso forse il mondiale oggi sarebbe diverso, che se non avesse lasciato la Honda allora imbattibile per la battibilissima Yamaha, ora saremmo a parlare di tutt’altro.  Vale ha rischiato, ha capito che nel suo azzardo c’era una “ragionevolmente irrazionale” possibilità di farcela ed è andato fino in fondo. Rossi non ti dice “Stai davanti ad una TV a vivere la vita di altre persone”; il suo messaggio non è “Lamentati delle sfighe della vita nella tua cameretta”. E’ l’esatto contrario. Ti dice di credere in te, nel tuo progetto ma anche nei tuoi sogni. Sei giovane e puoi farcela. E’ questo il messaggio di Rossi. Magari non diventi come lui, non sarai l’iper-campione che è anche simpatico e intelligente, ma almeno non vivi di rimpianti a vent’anni.

Magari non ce la fai, ma, dentro di te, alla domanda “Ci ho provato?” potrai sempre rispondere affermativamente. Non è poco, come messaggio, al giorno d’oggi. Rivoluzionario, a dir poco…Un po’ riduttivo definirlo solo uno slogan pubblicitario…”

Non lo so chi vincerà stavolta, se il destino, la volontà, l’entusiasmo o l’ennesima storta inaspettata.

E’ vero anche che non ho i vent’anni di Vale, ma ne ho più del doppio (e soprattutto non sono Vale…).

Ma è bello sentire l’adrenalina e la passione in un progetto, sentire gli occhi che brillano, il cuore che pulsa ed un sorriso che (mi azzardo quasi quasi a dirlo) sta ritornando fuori forte e potente.

 

παθηματα μαθηματα

Sempre…

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Vertigini

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Per una che soffre (da sempre) di vertigini, è curioso realizzare all’improvviso, dopo tanti anni (e anche tanti studi….) che tutto ha un senso. E che ti capiterà nella vita di trovarti realmente nella situazione che tanto hai sempre temuto. La vertigine, la paura del vuoto, la paura del “niente sotto i piedi”, la paura di muoversi per non cadere.

Che magari poi un giorno diventa anche paura di una galleria, paura del non vedere la fine, paura del non vedere “oltre”, del non sapere dove porta la strada.

La mente….la mente è pazzesca. La mente è tutto. Senza quella non si va davvero da nessuna parte.

Paura di muoversi, paura di cadere, paura di perdere l’equilibrio, di perdere l’orientamento.

La mia mente ieri mi ha mostrato chiaramente tutto questo. In una forma forte, potente, diretta. Chiara.

Non scappo più, posso solo andare avanti.

Tante cose per la testa, tante scelte da fare, tante piccole rivoluzioni da operare, che però se si rivelassero quelle giuste porterebbero ad una grande soddisfazione, al coronamento di un sogno e di un percorso che dura da oltre 20 anni, con le sue pause, le sue fughe, i suoi cambi netti di direzione.

Il problema è che prima mi devo “perdere”. Anzi lo sto già facendo. E la mente mostra la paura. La grande paura. In un modo che va oltre al semplice “sentire” la paura. E’ proprio “viverla”, passarci dentro.

Sono pensieri confusi, sono bozze di un diario che prima o poi riprenderà la forma di un blog forse.

Ora sono cose che per capire, devo far passare dalla scrittura. Potrei farlo sul mio quaderno a casa. Vero. Ma anche questo voglio che resti nell’ “eredità virtuale” che voglio lasciare ai miei figli un giorno. E’ giusto che sappiano che anche la loro mamma ha paura, che nella vita ci sono per tutti momenti difficili o “nuovi”, che disorientano, che fanno perdere, ma che bisogna trovare il modo di affrontare sempre. E’ giusto che sappiano tutto di me, di chi sono, dei miei pregi e dei miei difetti. Anche quelli che al momento non gli faccio vedere.

Ho appena finito di leggere un libro che mi è piaciuto molto. Le pagine con le orecchie e le parti sottolineate sono moltissime. Dopo aver finito un libro così intenso per me, lo tengo sempre sul comodino altri giorni, o settimane, perché ogni tanto ripendo le parti sottolineate, me le rileggo. E vedo che ogni volta mi aggiungono un pezzo nuovo, un sentimento nuovo. Mi entrano sempre più giù, ad uno strato sempre più profondo. E pian piano si depositano lì e negli anni succede che poi magari ritornino fuori, in qualche modo, in qualche forma.

Oggi ho riletto queste parti. E non penso sia un caso…

“Le sue scelte…ma quali erano state, poi, davvero le sue scelte? Ce l’aveva, lei, la vita che voleva? E che cos’è la vita che si vuole? Tutti dovrebbero sapere che vita vogliono, e quindi farla, o provarci. A patto che siano in grado di poter scegliere, ovvio. E allora perché invece c’è tanta gente che fa una vita non sua? Perché tutti, o quasi tutti, hanno una vita che non è quella che vorrebbero?

Quante ne conosceva, di persone che passavano la vita a lamentarsi della vita…A bizzeffe. Persino chirurghi affermati, politici di grido, uomini d’affari in volo da un aereo all’altro…sempre lì a frignare a destra e a manca della vita orrenda, frenetica, convulsa che erano costretti a fare. Ma costretti da chi? Come fossero le vittime. Ma vittime di che cosa? L’avevano voluta loro una vita simile, o no? Chi aveva premuto, al posto loro, quel tasto di non ritorno? E non gli veniva mai in mente che ce n’era un’altra possibile, di vita, diversissima, magari proprio accanto, tra l’altro, a due passi dalla loro? Bastava spostarsi. Scendere da quel treno e prenderne un altro, per dire. Anzi, non prenderlo proprio fin dall’inizio. Perché non lo facevano, cosa c’era sotto?

Insomma, a sentire di Fil e delle pecore, Giuliana se ne andò per certe riflessioni tutte sue sulla vita in generale. Succede, che dai particolari fatti altrui – le pecore o non pecore di un nipote, per esempio – si passi ad almanaccamenti, a libere astrazioni, a viaggi mentali per la tangente. Eh, la fantasiosa inafferrabilità del pensiero umano….

Il fatto è che a Giuliana veniva fuori, in quella circostanza, una sua personalissima insoddisfazione che non aveva mai saputo di avere, una punta, solo una punta di dubbio su di sé, che però adesso si mescolava ad una nuova, improvvisa e imprevedibile allegria.

Era come una grossa pentola dimenticata per anni a bollire, a cui di colpo qualcuno avesse tolto il coperchio, così che tutti i fumi compressi, gli odori raggrumati, buoni o cattivi che fossero, si espandevano finalmente liberi nell’aria.

Difficile poi rimetter tutto dentro, e richiudere il coperchio.

[…]

Non arrivava a pensare d’aver sbagliato vita, questo no, sarebbe stato troppo. Ma era molto prossima a ritenere che, magari, anche un’altra vita sarebbe stata possibile, questo sì. Ed era la prima volta che concepiva un tal vertiginoso pensiero….”

Vertigini……vertigini…..

(cit. Paola Mastrocola – “Non so niente di te”)

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