Stelle

Ieri sera ho guardato­ le stelle cadenti st­esa su un lettino in ­spiaggia, abbracciata­ ad uno dei miei bimb­i. L’altro lo faceva ­su un altro lettino i­nsieme alla zia.

Quello abbracciato a ­me era Lore. Il mio p­iccolo immenso Lore. ­Che in questi mesi st­a tirando fuori un la­to di sè che sì, si i­ntuiva, ma non a ques­to livello di profond­ità.

Lore sente. ­

Sente tutto. Sente co­n le orecchie, sente ­con il cuore, sente c­on l’anima.

Lore ha un grado di s­ensibilità e attenzio­ne per i sentimenti e­ le emozioni che è st­upefacente. Lore ha u­n pregio grandissimo,­ che è quello dell’an­imo sensibile, ma ha ­un difetto altrettant­o grande, che è quell­a stessa sensibilità.

Lore può ferirsi faci­lmente, molto facilme­nte. Purtroppo è già ­tanto ferito, per tan­te piccole ferite che­ ha incassato nel tem­po e a cui magari non­ è stata data la gius­ta importanza, il giu­sto peso. Io in prima­ fila.

Solo da poco ho realm­ente iniziato a capir­e e vedere le loro di­fferenze di carattere­. Fino ad allora, ho ­sempre gestito entram­bi allo stesso modo: ­punizioni, sgridate, ­toni usati per i rimp­roveri, criteri per d­are rimproveri…ugua­li. Perché io sono io­, sono fatta in un mo­do e la mia modalità ­è una sola. E per non­ alimentare complessi­ o conflitti che fra ­di loro sono costanti­.

Invece no. Invece Lor­e non va gestito come­ Tommy. Non perché ha­ diritto ad avere tra­ttamenti privilegiati­, assolutamente. Ma p­erché ciò che per Tom­my ha un effetto ed u­n peso, per Lore ne h­a tutt’altro. In posi­tivo o in negativo. M­a sono due persone be­n diverse e soprattut­to vivono certe cose ­in maniera completame­nte diversa.

Sto lavorando su ques­to, perché non voglio­ che nessuno soffra p­er cose che potrei ev­itare. Sto lavorando ­su un piccolo immenso­ omino che ha il cuor­e più grande di lui e­ non sa come gestirlo­ e come proteggerlo. ­Sto lavorando su un p­iccolo immenso omino ­che alza gli occhi al­le stelle e cerca nel­ cielo la nonna che n­on ha mai conosciuto ­per parlarle e per di­rmi che lei è sempre ­con noi e che le man­chiamo tanto. Lui sa ­che lei c’è, anche se­ nessuno gli ha mai r­accontato la storia c­he vive dentro di noi­, nei nostri cuori, n­ei ricordi e tutto il­ resto. Lui la vede i­n una stella e ci par­la, punto. Cosa c’è d­i più semplice?

Lui soffre per la per­dita di uno dei nostr­i cani, ma non te lo ­mostra piangendo. Te ­lo fa capire parlando­, perché nonostante s­iano passati ormai qu­asi due mesi, non pas­sa giorno che non lo ­nomini, non si chieda­ come starà, non mi d­ica quanto gli manca ­o non racconti episod­i che lo riguardano. 

Lui soffre perché pen­sa che quando lo sgri­diamo perché fa qualc­osa che non va, il su­o cuore va in pezzi p­erché il bene che noi­ gli vogliamo va via ­in bicicletta e lo la­scia solo.

E quando mi ha detto ­queste cose una sera ­a cena, con la lucidi­tà di un adulto e lo ­sguardo triste che mi­ puntava dritto negli­ occhi, mentre mi abb­racciava, mi ha fucil­ato dritto al petto. ­Perché mi sono detta:­ “Ma cosa cavolo stai­ facendo? Non ti acco­rgi di quanto lo feri­sci e di come si sent­e? Di cosa pensa? Ma ­dove guardi tu??”

Che non significa non­ sgridarlo più, ma fa­rlo in modo diverso, ­aumentando in paralle­lo le conferme del no­stro amore immenso pe­r lui. 

Non voglio fare prefe­renze per l’uno o per­ l’altro, assolutamen­te. Ma di questi dive­rsi aspetti devo tene­r conto. Anche Tommy ­ha un cuore grande ma­ ha più corazza, più ­sicurezza e più cusci­no assorbi-urti. Ha p­iù caparbietà,più ost­inazione (detta anche­ zucconaggine, nel su­o risvolto negativo),­ più faccia di legno,­ pur essendo anche lu­i coccolone e affettu­oso. Ha più parte raz­ionale, sa non metter­e in discussione gli ­affetti per le sgrida­te. Ha più base sicur­a. Lore ne ha meno, p­erché spesso scivola ­in queste sabbie mobi­li che lo tirano giù dalla base e lo fanno­ sentire un po’ perso­.

Per fortuna sa aprire­ il suo cuore anche v­erbalizzando ciò che ­prova e riesce a racc­ontarcelo, così possi­amo capire e provvede­re. 

Sarebbe più facile po­ter fare un’iniezione­ di fiducia, amore e ­rassicurazione così, ­tutto in una volta e ­farlo ripartire da lì­. E invece sta a noi trovare il giusto can­ale per arrivare allo­ stesso risultato. Ho­ fiducia, abbiamo le ­capacità per farlo. E­ lui ha molta più cap­acità di noi, forse, ­di apprendere.

Voglio andare meno di­ corsa, meno di frett­a. Investire tempo in­ loro e con loro. Ded­icargli anche il temp­o “vuoto” della noia,­ del parlare, del sil­enzio, della calma. N­uovi ritmi, niente co­rse competitive con a­mici per sport, attiv­ità, successi e insuc­cessi. Hanno 5 anni, ­cavolo, non 15. Per v­ivere una vita frenet­ica c’è ancora tanto ­tempo credo, non c’è ­bisogno di accelerare­ il passo. La tv un p­o’ più spenta, i gioc­hi all’aperto, i dise­gni, la plastilina, i­l domino, il calcino,­ i libri, la musica, ­il basket, un bel fil­m/cartone al cinema, ­la bici…respirate q­uesto, bimbi, questo.­ Non la corsa contro ­il tempo, contro gli ­altri, sempre “io per­ primo!”. 

La colpa è anche nost­ra, il poco tempo lib­ero, gli orologi sinc­ronizzati al secondo.­ I continui “Dai, su,­ veloce che è tardi!”

Miglioreremo anche qu­esto, sempre più conv­inta che essere genit­ori sia sì un crescer­e i figli, ma anche e­ soprattutto, un sape­r crescere se stessi.

Buon viaggio, famigli­a.

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29 maggio

Questo 29 maggio è stato un 29 maggio strano. È stato un 29 maggio durato quasi un mese.
È iniziato il 4 maggio, quando un amico è volato in mezzo alle altre stelline del mio cielo. In maniera improvvisa, inaspettata. 

E lì sono tornata figlia, e ho provato il dolore di una perdita così grande.
Ho guardato il ragazzino che ha perso il suo bellissimo papà con gli occhi di me 15 anni fa.
Ma io almeno avevo avuto il tempo di “prepararmi”, mesi per salutarla, mesi per dirle mille volte “ti voglio bene”, per non lasciare niente in sospeso, per perderla senza dover avere rimpianti. Lui no, questo tempo non l’ha avuto. Non ha avuto questo privilegio. E così è inaccettabile. Uno strappo troppo violento, troppo cattivo. Troppo ingiusto. 

Sono tornata figlia.
Ma sono anche mamma e ora anche questa prospettiva mi ha spiazzato. Ho guardato quella mamma, che ha perso il suo compagno di una vita, il suo vero amore, nella stessa maniera troppo violenta, troppo cattiva. L’ha perso e l’ha perso per sempre. E la aspetta una vita da ricostruire e riempire anche senza di lui. Ma…..MA….è MAMMA e deve anche fare in modo che suo figlio, l’altro suo immenso amore, trovi un senso a tutto questo, non si disintegri in mille pezzetti. Lei deve tenere insieme i pezzi, le briciole di due persone distrutte. E prima ancora di sé stessa, deve fare i conti con un figlio da proteggere, da ricostruire.

Come si affronta tutto questo?

Quando hai un figlio e l’amore che provi per lui va oltre ogni confine…quando ti butteresti nel fuoco pur di evitargli certi dolori…come fai a non implodere davanti ad una cosa del genere? 

Io ho conosciuto il lutto da figlia.
Ma da mamma, da genitore….è ancora più difficile.
Da figlia, devi trovare un modo per sopravvivere tu. Ma egoisticamente pensi a te, solo a te. 

Da genitore no. Prima c’è tuo figlio. E…ed è tutta un’altra partita.

Questo 29 maggio, quindi, è stato un 29 maggio che ha portato i suoi effetti fin dal 4 maggio.
Quel dolore ogni anno si rinnova, ma ha trovato una sua collocazione.
A questi due amici spetta il compito di fare altrettanto con il loro 4 maggio.
Ce la faranno, perché sarà così. 

Ma davvero quello che dovremmo sempre, sempre, SEMPRE tenere in mente è che ogni momento di litigio o di rottura con chi amiamo è davvero un momento perso, sciupato. Ogni muso, ogni broncio, ogni abbraccio mancato è una occasione mancata. Non sappiamo quanto tempo ci è concesso, e siamo dei presuntuosi a pensare di potercela sempre prendere comoda.
La vita è così, ma è una gran fregatura. 

E in questi mesi in cui i bimbi sono particolarmente molesti, in continua sfida, in evoluzione e di conseguenza in lotta costante, mesi in cui non si fa altro che dare punizioni per far rispettare regole, si discute, si piange, si sgrida…ecco in questi mesi mi verrebbe da mandare al diavolo tutto e tutti, piantarla di fare del costante pressing per avere educazione al 100%…mollare un po’ la presa, insomma, perché tutto sto nervoso e tutta sta rigidità lo so che è per il loro bene ma…che fatica e che strazio.
Il tempo bello insieme dove va a finire? Sempre solo in rimproveri?
E la so la teoria che quello che semino oggi sarà un bellissimo raccolto domani, ma..l’OGGI dove va a finire? Perché poi devi essere coerente e costante altrimenti non conta niente, quindi guai a distrarsi o ad ammorbidirsi un po’ ogni tanto. 

Che palle. Scusate ma…che palle.

Vorrei che le lezioni che tutte queste stelle ci stanno lasciando non andassero perse.
E invece è inevitabile.
E la cosa mi da un bel po’ fastidio.

Non voglio essere un ricordo, per loro, di mamma brontolona e in continuo rimprovero.  Ma a volte penso che ad oggi, gli resterebbe questo. Sono più i miei NO che i Sì. Gli abbracci non mancano, quelli no, nemmeno i “ti voglio bene”…ma quanti sguardi di rimprovero e quanti “meno” sul loro foglietto…

Peccato.
Peccato che il tempo sia un nemico contro cui combattere sempre. Inutilmente tra l’altro, perché tanto vince sempre lui.

Peccato che la vita oggi sia così piena di complicazioni e sovrastrutture che rendono tutto così difficile.
Peccato davvero.
Ci fanno perdere il senso di tutto. Lotti per mesi per raggiungere quello che pensi sia uno status migliore e poi…e poi niente. Troppo tardi. 

Vorrei insegnarvi sempre il giusto, bimbi miei. Ma in questo preciso momento la mamma è un po’ confusa. E un giorno se leggerete questo blog magari mi capirete.
Vi auguro però di saper sempre abbracciare senza timore, coccolare senza vergogna, amare senza confine chi merita il vostro amore. Non perdete mai occasione per far sapere quanto tenete a qualcuno. Dispensate sorrisi complici e amichevoli a tutte le persone per voi importanti.
Siateci sempre per gli amici.
Siate delle brave persone.
Come quelle belle stelle che da lassù cercano di insegnarci ancora qualcosa.

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In cammino

Mi sento in perenne viaggio. 

Alla costante ricerca di un qualcosa dentro che mi manca, o non mi torna. Non so. Ma tribolo costantemente. E anche quando mi sembra di essere arrivata da qualche parte, no…poco dopo sento che ancora non ci sono. 

Manca ancora un pezzo. Un qualcosa. 

Inizio a chiedemi chi sono. 

Non mi sono mai sentita una di quelle persone mai contente di quello che hanno, perennemente insoddisfatte di qualcosa…
Al lavoro sto bene, della mia famiglia sono contenta e appagata. 
Ho una bella casa, affetti, amici…
Non è nelle cose materiali che mi sento mancante (soldi a parte, ovviamente….Quelli non bastano mai!).

È qualcosa DENTRO che mi manca. Che non arriva ad un punto. 

E da un lato penso sia positivo essere sempre in ascolto, tendere sempre l’orecchio verso il proprio stomaco per capire se davvero va tutto bene….Mai fermarsi, mai smettere di lavorare su di sé per migliorarsi.

Ma dall’altra parte….non capisco.

Cos’è che mi manca? Dove sto cercando di andare? Verso quale direzione?

Sono forse un filosofo mancato, alla perenne ricerca di “un senso”, una “verità” superiore? No, direi di no…
Uno scrittore Decadente? Nemmeno…

Che caspita c’è, là dentro, che ciclicamente mi dà morsi alla pancia e mi arrovella la mente?

Non che stia male eh. 

Ma non sono mai a cervello spento. Non ho mai lo stand-by. Se non è di giorno, perché la testa è occupata al lavoro, è la sera o la notte.
Non spengo mai i pensieri. Non riposo mai la mente. Ed è una forma di stanchezza anche questa.
Sommata a quella fisica e oggettiva della vita con due bimbi di quasi 5 anni.
Forse semplicemente sono una pazza squilibrata. 

Io giuro non lo so più. 

Se qualcuno ha qualche idea al riguardo o qualche buono spunto di riflessione (tanto per pensare un altro pochino….), ben volentieri.

Nel frattempo, nel mio costante peregrinare verso una meta che ancora non so, mi riempio il cuore con i sorrisi dei miei bimbi, le loro canzoni sulla loro “famiglia fantastica” e su “mamma e papà che sono favolosi”, i loro disegni di noi sempre sorridenti…e penso che se questo è quello che loro sentono, se questa è l’idea che loro stanno portando dentro e che sta lasciando la sua impronta dentro di loro…se questo è quello che gli stiamo dando, significa che non stiamo fallendo. Che nonostante le punizioni, le sgridate, le rinunce, i compromessi, i litigi…gli stiamo dando un guscio protetto e sicuro in cui sentirsi tranquilli e forti.
Significa che ogni abbraccio dato (a loro o fra noi due genitori), ogni bacio dato (a loro o fra noi due genitori), ha dato un messaggio, un senso…a loro, a noi, al nostro mondo.
Significa che le mie ansie mentali sono chiuse nella mia testa e a loro non arrivano.
Significa che i litigi e le tensioni fra me e il loro babbo (fortunatamente molto poche ora e quasi mai davanti a loro) le comprendono come parte del sistema e non una minaccia. Significa che per loro è più forte il nostro amore di tutto il resto, che è sempre inferiore alla nostra unione.

Significa che forse dovrei solo essere capace di fermarmi a questo ed essere anch’io serena e spensierata, senza le mie mille paturnie.

….Forse significa che devo solo bere qualche bicchiere di vino in più e uscire più spesso…. 

😉

Credo che ognuno abbia una strada da percorrere
Ma può succedere che non ci sia un arrivo.
E quanti piedi che s’incroceranno andando
Ma solo un paio avranno il tuo stesso cammino
Ne conosco gente che sta ancora in viaggio
E non si è mai chiesta in fondo quale sia la meta
Sarà che forse dentro sono un po’ Re Magio
E cerco anche in cielo una stella cometa”

(Parole in circolo – Marco Mengoni)

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Il senso

Ho sempre avuto la passione per la scrittura. Impazzivo per quadernini, agende, taccuini…penne da scegliere accuratamente in base all’intensità del colore, la punta fine o grossa, l’inchiostro piu o meno liquido. Una malattia.

Poi arriva la tecnologia e ti dimentichi per un po’ il gusto del vecchio modo di scrivere. Usi una tastiera, che poi diventa touch e sbagli una lettera ogni due…un disastro. E il sapore dello scrivere….no, non si avvicina nemmeno a quello con la carta e la penna.

Nello scrivere ho sempre messo me. Me e i miei pensieri. Me e i miei ricordi. Me e i miei sogni. Me e i miei amici. Me e la mia vita. Dalle più piccole cose alle più grandi. Messaggi scritti e ricevuti. Biglietti. Diari.

Poi..poi…Poi cos’è successo?

È successo che ho smesso. Ho smesso per tante ragioni. Tempo. Dolore. Fatica di sopravvivere. Voglia di chiudere con un passato troppo troppo doloroso da ricordare. Chiuso tutto in un diario, in un cassetto, in una riga scritta. Imprigionato lì. Stupidamente pensando che una volta chiuso il cassetto, sarebbe rimasto davvero chiuso tutto per sempre lì.

Errore

E aggiungo…per fortuna.

Succede poi, a distanza di anni e anni, che ti accada un imprevisto, un qualcosa che ti smuove un mondo. Ma ci metti tempo a capire in che modo lo sta facendo, dove ti sta (ri)portando…

Dici “mi do tempo e vedo cosa mi deve dire questo evento, cos’ha da insegnarmi”.

E dopo qualche mese senti una forza che ti sta riportando al tuo passato, al tuo cassetto dei ricordi, alla tua identità lasciata indietro negli anni, alla tua vera natura. Agli amici chiusi nel cassetto, ai ricordi chiusi nel cassetto, alla magia che c’era nelle parole scritte dentro quel cassetto. Ai libri letti, ai quaderni scritti…al tuo essere di allora. Ma attenzione….non è una nostalgia che rimpiange e rinnega il presente.  Anzi. È una voglia di portare quei pezzi di me e della mia storia nel mio oggi, per assemblarli nella persona intera e completa di oggi, integrata nel mio presente ma con la storia del mio passato.

È difficile spiegarlo. Ma è la sensazione di poter chiudere un cerchio apertosi con una voragine 15 anni fa. Chiuderlo perché finalmente capito, compreso, metabolizzato in tutti i suoi aspetti. Un viaggio dentro di me durato 15 anni, fatto di scelte, di eventi, di successi, di conquiste, di fatiche, di enormi cambiamenti. Ma è come se questo puzzle si stesse ricomponendo per intero. Tutti i suoi pezzi, non solo alcuni.

Non accetterò mai la perdita di mia mamma, non dimenticherò mai quel dolore, non penserò mai che ha avuto “senso” o che “sia giusto così”. Ma forse potrò andare avanti con un bagaglio in più, tutta la mia storia con me e non solo quella “post 2001”.

Il Destino poi è buffo. E proprio quando tu ti senti in questo modo, cosa fa? 

Ti fa ritrovare foto che pensavi perse. Tu stavi cercando un libro letto mille anni fa ma che ora senti il bisogno di rileggere…e in quello scatolone, in mezzo ai libri, ecco spuntare quelle foto. Wow, che nostalgia…chissà che fine hanno fatto…apri Facebook e tac…trovi proprio uno dei protagonisti di quelle foto. Che proprio quel giorno compie gli anni. Gli scrivi gli auguri, ti scambi di nuovo i numeri di telefono…e chiedi un altro numero di telefono, del tuo Amico di una vita, quello del post precedente e…ricomincia un’amicizia lasciata nel cassetto ma sempre presente.

Poi, sempre cercando quel libro che ancora non ho trovato (e che a questo punto spero di non ritrovare mai, per poter continuare a cercare e a trovare nuove sorprese), trovi un quaderno, anzi due. Uno giallo, uno arancione. Nella tua testa non hai la minima traccia di cosa siano. Li apri. Leggi. E si spalanca un’altra porta. Quella che ti collega proprio a quei giorni, quell‘anno. Due fratelli conosciuti in ospedale, due figli come te che stavano perdendo la loro mamma. Siciliani, finiti non si sa per quale Destino a Ravenna, nella stessa camera di tua mamma. Un’amicizia che andava oltre, era una fratellanza, per l’intensità dei sentimenti e delle emozioni che tutti e tre stavamo provando. E che solo noi potevamo capire.

Questi su facebook non ci sono. Ma…sa  Dio come sia possibile, in mille telefoni cambiati da 15 anni a questa parte, i loro numeri sono sempre rimasti in rubrica. Guardi, e li vedi su Whatsapp. Boh, ci provo, chissà di chi sarà ora questo numero, chissà poi se si ricorderanno di me…io ci provo, e mi dimentico anche di firmarmi..e la mattina dopo, c’è il messaggio di risposta. Della persona giusta, il numero è ancora il suo. E…si ricorda perfettamente di te. “Ricordo che ti parlavo e stavo bene, riuscivi a darmi serenità nei momenti duri…Che bello risentirti…”. 

Ecco…il senso di un passato che è valso la pena vivere, nel bene e nel male. Anzi nell’immenso Male di allora. Ma ne è valsa la pena. Essere la persona di allora, pur con il suo strappo, pur con il suo cassetto chiuso e sigillato. È valsa la pena anche perdermi per tanti anni nel mio viaggio individuale ed egoisticamente chiuso al resto del mondo. Ma era quello che dovevo fare. Per capirne il senso, per ritrovare il sapore ed il valore di tante cose, di alcune persone, di Sentimenti forti, Affetti veri e sinceri in una maniera quasi violenta.

Ritrovare anche la magia del mio passato con quello che ora è mio marito. Ho ritrovato le agende di quegli anni, i primi mesi insieme, le prime uscite, i primi sogni, viaggi, progetti che sembravano così impossibili e lontani. L’amore che cresce e si conferma giorno dopo giorno, con messaggi meravigliosi (e profetici) che anche a rileggerli ora ti sciogli…figuriamoci allora! La cronaca del nostro quotidiano, che giorno dopo giorno, ci ha portato ad oggi. Alla nostra prima casa, ai figli, all’attuale casa. La mia scuola di specializzazione, il tirocinio, i mille lavori cambiati…La Nostra storia.

Il puzzle si sta ricomponendo. Ancora qualche passo e sarà di nuovo completo. 

Ma non si fermerà. Troverà un nuovo modo di ri-assemblarsi. Stessi pezzi, tutti…anzi forse qualcuno di nuovo si aggiungerà. 

E si creerà un nuovo disegno, un nuovo puzzle, ogni volta più bello, ogni volta più forte.

  

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Porte….

  

Ci sono porte che si devono chiudere, cerchi che devono chiudersi.Sono porte che anni addietro pensavi si fossero chiuse per sempre, ma sono porte talmente importanti che solo con il tempo ti accorgi che invece no, non erano affatto chiuse.

E anzi sei stata proprio tu, in fondo al tuo cuore, a tenerle aperte. Giusto uno spiraglio, una fessurina…ma non sei riuscita proprio a chiuderle del tutto.

Passa il tempo e senti che senza aver capito che farne di quella porta, non ti dai pace.

Se è da chiudere, la chiuderò…ma…no, io vorrei proprio tentare di riaprila e di tornare alla situazione di tanti anni fa. Diversa. Perché qualcosa si è sicuramente rotto, qualcosa è cambiato…ma riprovarci.

Perché se lasci qualcosa in sospeso con persone importanti, maledettamente importanti, senza aver parlato, capito, chiarito, tentato…non vai avanti. Resti comunque impantanato un pochino lì. E sai perfettamente che non te lo perdonerai mai. Sarà un rimpianto che ti tormenterà sempre. 

Ci sono amici che non si possono perdere. 

Anche dopo anni di silenzio, anche dopo mille incroci che ci hanno diviso, anche dopo 20 anni che non li senti. Ma sono sempre stati con te, nella tua testa, in quella fessurina lasciata aperta.

Sono una persona strana, taciturna, che sparisce per mesi a volte. Non chiamo, non scrivo messaggi, non mando e-mail…Quante volte mi sento rinfacciare “Non chiami mai, non cerchi mai!”. È vero, verissimo. Solo in pochissimi lo hanno capito e lo accettano senza fare domande o rimproveri. È il mio carattere. Sono fatta così. Non significa che non ci tengo. Esattamente il contrario. Nel mio silenzio penso e ripenso agli amici, a quanto mi mancano, ma a volte le condizioni oggettive o mentali prendono il sopravvento.

Mi sono resa conto ad esempio che non ho mandato praticamente a nessuno gli auguri per le feste appena passate. Una gran cafona. Ma…mi è passato di mente. E non perché fossi impegnata in chissà quali bagordi. Anzi…semplicemente non mi viene in mente. 

Le cose a comando, nelle relazioni, non mi vengono bene. E gli auguri nelle feste comandate sono una di quelle evidentemente…

So che in tanti avranno pensato che fosse l’ennesima conferma al mio disinteresse o menefreghismo. Lo so bene e probabilmente farei lo stesso anch’io a parti inverse. 

Ma…sono io. E sono così.

Le mie amiche più vicine sanno come vivermi. Senza crucci, senza domande, senza rinfacci. Se sparisco sanno che c’è qualcosa. Sanno che ritornerò e allora sarò io a voler raccontare e parlare. Sanno che ho il mio tempo. Sanno aspettare in silenzio e senza incalzare. Sanno che senza di loro sono niente e che ho bisogno di loro. Ma nel momento giusto.

Chi mi pressa, mi ha perso in partenza.

Chi rispetta e comprende, mi avrà con sè tutta la vita probabilmente.

Chi da anni è dietro quella porta, per anni ha fatto parte di chi senza la mia chiamata costante si sentiva tradito e dimenticato. 

Poi la vita ci ha dato sonori ceffoni, a entrambi, a chi prima e a chi poi, e forse gli anni ci hanno fatto pensare in modo diverso a tutto. 

Il Tempo.

La vita.

Quel richiamo in fondo alla pancia che dice “Non perderlo. Non perderlo definitivamente senza averci almeno provato a parlare. Sono Amici preziosi, sono stati la tua seconda famiglia. Non può essersi cancellato tutto. Non è così che deve andare.” 

Il Tempo fa pensare, fa capire, fa mettere da parte l’orgoglio e fa chiedere scusa. 

Fa mandare un messaggio, tu che non li hai mai mandati, che dice tutto. O almeno ci prova.

Fa rispondere ad una telefonata di chi ha letto il messaggio e ti saluta con un “wow”.

Ti fa pensare che nulla è cambiato. Gli vuoi lo stesso bene, sei affezionata a lui e a loro quanto lo eri anni fa e hai una voglia immensa di rivederli e riabbracciarli.

Ci sono cerchi che vanno chiusi e vanno chiusi con la stessa perfetta intensità di quando si sono aperti. 

Ci sono persone che valgono e valgono tanto anche in anni di silenzi. Perché c’erano e ci sono sempre state anche nei mille semafori e ingorghi delle nostre strade lontane.

Ci sono silenzi che hanno un valore ed un peso che ti accompagnano sempre, anche quando non te ne accorgi, anche quando pensi di essere rimasta sola. 

Ci sono, eccome se ci sono, e vanno ascoltati, capiti e rispettati. 

Fino al momento giusto. Fino al giorno giusto.

In cui chiedi un numero di telefono che avevi ormai perso. 

E decidi di buttarti, rischiando una parolaccia in risposta. 

E invece ottieni un meraviglioso “wow”.

Ne vale la pena. Sempre

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