Il senso

Ho sempre avuto la passione per la scrittura. Impazzivo per quadernini, agende, taccuini…penne da scegliere accuratamente in base all’intensità del colore, la punta fine o grossa, l’inchiostro piu o meno liquido. Una malattia.

Poi arriva la tecnologia e ti dimentichi per un po’ il gusto del vecchio modo di scrivere. Usi una tastiera, che poi diventa touch e sbagli una lettera ogni due…un disastro. E il sapore dello scrivere….no, non si avvicina nemmeno a quello con la carta e la penna.

Nello scrivere ho sempre messo me. Me e i miei pensieri. Me e i miei ricordi. Me e i miei sogni. Me e i miei amici. Me e la mia vita. Dalle più piccole cose alle più grandi. Messaggi scritti e ricevuti. Biglietti. Diari.

Poi..poi…Poi cos’è successo?

È successo che ho smesso. Ho smesso per tante ragioni. Tempo. Dolore. Fatica di sopravvivere. Voglia di chiudere con un passato troppo troppo doloroso da ricordare. Chiuso tutto in un diario, in un cassetto, in una riga scritta. Imprigionato lì. Stupidamente pensando che una volta chiuso il cassetto, sarebbe rimasto davvero chiuso tutto per sempre lì.

Errore

E aggiungo…per fortuna.

Succede poi, a distanza di anni e anni, che ti accada un imprevisto, un qualcosa che ti smuove un mondo. Ma ci metti tempo a capire in che modo lo sta facendo, dove ti sta (ri)portando…

Dici “mi do tempo e vedo cosa mi deve dire questo evento, cos’ha da insegnarmi”.

E dopo qualche mese senti una forza che ti sta riportando al tuo passato, al tuo cassetto dei ricordi, alla tua identità lasciata indietro negli anni, alla tua vera natura. Agli amici chiusi nel cassetto, ai ricordi chiusi nel cassetto, alla magia che c’era nelle parole scritte dentro quel cassetto. Ai libri letti, ai quaderni scritti…al tuo essere di allora. Ma attenzione….non è una nostalgia che rimpiange e rinnega il presente.  Anzi. È una voglia di portare quei pezzi di me e della mia storia nel mio oggi, per assemblarli nella persona intera e completa di oggi, integrata nel mio presente ma con la storia del mio passato.

È difficile spiegarlo. Ma è la sensazione di poter chiudere un cerchio apertosi con una voragine 15 anni fa. Chiuderlo perché finalmente capito, compreso, metabolizzato in tutti i suoi aspetti. Un viaggio dentro di me durato 15 anni, fatto di scelte, di eventi, di successi, di conquiste, di fatiche, di enormi cambiamenti. Ma è come se questo puzzle si stesse ricomponendo per intero. Tutti i suoi pezzi, non solo alcuni.

Non accetterò mai la perdita di mia mamma, non dimenticherò mai quel dolore, non penserò mai che ha avuto “senso” o che “sia giusto così”. Ma forse potrò andare avanti con un bagaglio in più, tutta la mia storia con me e non solo quella “post 2001”.

Il Destino poi è buffo. E proprio quando tu ti senti in questo modo, cosa fa? 

Ti fa ritrovare foto che pensavi perse. Tu stavi cercando un libro letto mille anni fa ma che ora senti il bisogno di rileggere…e in quello scatolone, in mezzo ai libri, ecco spuntare quelle foto. Wow, che nostalgia…chissà che fine hanno fatto…apri Facebook e tac…trovi proprio uno dei protagonisti di quelle foto. Che proprio quel giorno compie gli anni. Gli scrivi gli auguri, ti scambi di nuovo i numeri di telefono…e chiedi un altro numero di telefono, del tuo Amico di una vita, quello del post precedente e…ricomincia un’amicizia lasciata nel cassetto ma sempre presente.

Poi, sempre cercando quel libro che ancora non ho trovato (e che a questo punto spero di non ritrovare mai, per poter continuare a cercare e a trovare nuove sorprese), trovi un quaderno, anzi due. Uno giallo, uno arancione. Nella tua testa non hai la minima traccia di cosa siano. Li apri. Leggi. E si spalanca un’altra porta. Quella che ti collega proprio a quei giorni, quell‘anno. Due fratelli conosciuti in ospedale, due figli come te che stavano perdendo la loro mamma. Siciliani, finiti non si sa per quale Destino a Ravenna, nella stessa camera di tua mamma. Un’amicizia che andava oltre, era una fratellanza, per l’intensità dei sentimenti e delle emozioni che tutti e tre stavamo provando. E che solo noi potevamo capire.

Questi su facebook non ci sono. Ma…sa  Dio come sia possibile, in mille telefoni cambiati da 15 anni a questa parte, i loro numeri sono sempre rimasti in rubrica. Guardi, e li vedi su Whatsapp. Boh, ci provo, chissà di chi sarà ora questo numero, chissà poi se si ricorderanno di me…io ci provo, e mi dimentico anche di firmarmi..e la mattina dopo, c’è il messaggio di risposta. Della persona giusta, il numero è ancora il suo. E…si ricorda perfettamente di te. “Ricordo che ti parlavo e stavo bene, riuscivi a darmi serenità nei momenti duri…Che bello risentirti…”. 

Ecco…il senso di un passato che è valso la pena vivere, nel bene e nel male. Anzi nell’immenso Male di allora. Ma ne è valsa la pena. Essere la persona di allora, pur con il suo strappo, pur con il suo cassetto chiuso e sigillato. È valsa la pena anche perdermi per tanti anni nel mio viaggio individuale ed egoisticamente chiuso al resto del mondo. Ma era quello che dovevo fare. Per capirne il senso, per ritrovare il sapore ed il valore di tante cose, di alcune persone, di Sentimenti forti, Affetti veri e sinceri in una maniera quasi violenta.

Ritrovare anche la magia del mio passato con quello che ora è mio marito. Ho ritrovato le agende di quegli anni, i primi mesi insieme, le prime uscite, i primi sogni, viaggi, progetti che sembravano così impossibili e lontani. L’amore che cresce e si conferma giorno dopo giorno, con messaggi meravigliosi (e profetici) che anche a rileggerli ora ti sciogli…figuriamoci allora! La cronaca del nostro quotidiano, che giorno dopo giorno, ci ha portato ad oggi. Alla nostra prima casa, ai figli, all’attuale casa. La mia scuola di specializzazione, il tirocinio, i mille lavori cambiati…La Nostra storia.

Il puzzle si sta ricomponendo. Ancora qualche passo e sarà di nuovo completo. 

Ma non si fermerà. Troverà un nuovo modo di ri-assemblarsi. Stessi pezzi, tutti…anzi forse qualcuno di nuovo si aggiungerà. 

E si creerà un nuovo disegno, un nuovo puzzle, ogni volta più bello, ogni volta più forte.

  

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Porte….

  

Ci sono porte che si devono chiudere, cerchi che devono chiudersi.Sono porte che anni addietro pensavi si fossero chiuse per sempre, ma sono porte talmente importanti che solo con il tempo ti accorgi che invece no, non erano affatto chiuse.

E anzi sei stata proprio tu, in fondo al tuo cuore, a tenerle aperte. Giusto uno spiraglio, una fessurina…ma non sei riuscita proprio a chiuderle del tutto.

Passa il tempo e senti che senza aver capito che farne di quella porta, non ti dai pace.

Se è da chiudere, la chiuderò…ma…no, io vorrei proprio tentare di riaprila e di tornare alla situazione di tanti anni fa. Diversa. Perché qualcosa si è sicuramente rotto, qualcosa è cambiato…ma riprovarci.

Perché se lasci qualcosa in sospeso con persone importanti, maledettamente importanti, senza aver parlato, capito, chiarito, tentato…non vai avanti. Resti comunque impantanato un pochino lì. E sai perfettamente che non te lo perdonerai mai. Sarà un rimpianto che ti tormenterà sempre. 

Ci sono amici che non si possono perdere. 

Anche dopo anni di silenzio, anche dopo mille incroci che ci hanno diviso, anche dopo 20 anni che non li senti. Ma sono sempre stati con te, nella tua testa, in quella fessurina lasciata aperta.

Sono una persona strana, taciturna, che sparisce per mesi a volte. Non chiamo, non scrivo messaggi, non mando e-mail…Quante volte mi sento rinfacciare “Non chiami mai, non cerchi mai!”. È vero, verissimo. Solo in pochissimi lo hanno capito e lo accettano senza fare domande o rimproveri. È il mio carattere. Sono fatta così. Non significa che non ci tengo. Esattamente il contrario. Nel mio silenzio penso e ripenso agli amici, a quanto mi mancano, ma a volte le condizioni oggettive o mentali prendono il sopravvento.

Mi sono resa conto ad esempio che non ho mandato praticamente a nessuno gli auguri per le feste appena passate. Una gran cafona. Ma…mi è passato di mente. E non perché fossi impegnata in chissà quali bagordi. Anzi…semplicemente non mi viene in mente. 

Le cose a comando, nelle relazioni, non mi vengono bene. E gli auguri nelle feste comandate sono una di quelle evidentemente…

So che in tanti avranno pensato che fosse l’ennesima conferma al mio disinteresse o menefreghismo. Lo so bene e probabilmente farei lo stesso anch’io a parti inverse. 

Ma…sono io. E sono così.

Le mie amiche più vicine sanno come vivermi. Senza crucci, senza domande, senza rinfacci. Se sparisco sanno che c’è qualcosa. Sanno che ritornerò e allora sarò io a voler raccontare e parlare. Sanno che ho il mio tempo. Sanno aspettare in silenzio e senza incalzare. Sanno che senza di loro sono niente e che ho bisogno di loro. Ma nel momento giusto.

Chi mi pressa, mi ha perso in partenza.

Chi rispetta e comprende, mi avrà con sè tutta la vita probabilmente.

Chi da anni è dietro quella porta, per anni ha fatto parte di chi senza la mia chiamata costante si sentiva tradito e dimenticato. 

Poi la vita ci ha dato sonori ceffoni, a entrambi, a chi prima e a chi poi, e forse gli anni ci hanno fatto pensare in modo diverso a tutto. 

Il Tempo.

La vita.

Quel richiamo in fondo alla pancia che dice “Non perderlo. Non perderlo definitivamente senza averci almeno provato a parlare. Sono Amici preziosi, sono stati la tua seconda famiglia. Non può essersi cancellato tutto. Non è così che deve andare.” 

Il Tempo fa pensare, fa capire, fa mettere da parte l’orgoglio e fa chiedere scusa. 

Fa mandare un messaggio, tu che non li hai mai mandati, che dice tutto. O almeno ci prova.

Fa rispondere ad una telefonata di chi ha letto il messaggio e ti saluta con un “wow”.

Ti fa pensare che nulla è cambiato. Gli vuoi lo stesso bene, sei affezionata a lui e a loro quanto lo eri anni fa e hai una voglia immensa di rivederli e riabbracciarli.

Ci sono cerchi che vanno chiusi e vanno chiusi con la stessa perfetta intensità di quando si sono aperti. 

Ci sono persone che valgono e valgono tanto anche in anni di silenzi. Perché c’erano e ci sono sempre state anche nei mille semafori e ingorghi delle nostre strade lontane.

Ci sono silenzi che hanno un valore ed un peso che ti accompagnano sempre, anche quando non te ne accorgi, anche quando pensi di essere rimasta sola. 

Ci sono, eccome se ci sono, e vanno ascoltati, capiti e rispettati. 

Fino al momento giusto. Fino al giorno giusto.

In cui chiedi un numero di telefono che avevi ormai perso. 

E decidi di buttarti, rischiando una parolaccia in risposta. 

E invece ottieni un meraviglioso “wow”.

Ne vale la pena. Sempre

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Bivio

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Rabbia. Tristezza. Giorno. Notte. Buio. Luce. Malinconia. Sollievo. Paura. Panico. Sogno. Realtà. Decisione. Futuro. Presente. Colpa. Fortuna. Sfortuna. 
Destino.
Giostra di emozioni…che poi tanto devi fermarti prima o poi a capirle, a ragionarle, a ripensarle, a viverle e a decifrarle. 
Ci devi sbattere il muso. Devi ascoltarle, una a una. Pesarle. Decidere quale pesa di più, quale meno. Quale puoi pensare di riuscire a sopportare per il resto della tua vita e quale invece no, ti ucciderebbe l’anima se la tieni lì.
Caos totale. Dubbi. Incroci. Grovigli. 
Poi il vuoto.
E pensi che quella forse è una risposta.
Dici “Ok allora ora ho capito tutto.”
E invece no. È un altro dubbio. Un altro nodo.
Uno in più. 
Perché pensavi che quel vuoto avrebbe portato con sé la risposta che credevi e invece….invece no, ti apre un mondo di altre domande, opposte a quella che ti stavi convincendo che fosse la tua, quella proprio giusta per te.
Fatica.
Paura.
Dolore.
Rabbia.
Senso di mancanza di fiato.
Senso di vivere in un mondo parallelo.
Senso di smarrimento.
Bolla sospesa per aria.
Noncipensarenoncipensarenoncipensare….cipensodicontinuocavolononsmettounattimo. 
Tempo.
Serve tempo. Ma il tempo è poco. La vita vola e il Destino anche.
Paura.
Fatica.
Confusione.
Rabbia.
Un senso da trovare. Perché nulla succede mai per caso.

Vita.

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LibriMi

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Cani, bimbi

Due occhi attenti e brillanti, che mi fissano e mi osservano. Mi guardano per capire. Per capire da me, dal mio sguardo, dai miei movimenti, dalle mie parole e dal mio umore, dove siamo, cosa dobbiamo fare. Se siamo in pericolo oppure in un luogo amico. Se chi ci sta parlando è amico o nemico. Se possiamo stare tranquilli o in allerta e pronti a scappare o a difenderci.

Poi ti siedi accanto a me. Libero di guardarti intorno, di fare due passi in questo posto nuovo. Ti muovi, fai un giretto, sempre guardandomi e controllando che io sia ancora lì ferma. E poi torni e ti siedi lì accanto. Fermo, buono, tranquillo. Perché lo sono anch’io.

Quei due occhi che mi fissano e mi chiedono. Quei due occhi che aspettano da me risposte e indicazioni. Quei due occhi che mi fanno sentire e toccare con mano quanto sono per loro. La responsabilità che ho nei loro confronti. Il senso di fiducia estrema che mi hanno attribuito.

Sono nelle tue mani. Questo dicono.

Mi fido ciecamente di te. Questo dicono.

Mentre portavo dal veterinario uno dei miei cani, l’altro giorno, ho improvvisamente toccato con mano quanto siano simili i loro attaccamenti e quelli dei bimbi a me. A me o a Dodo, indifferentemente. Ma sono uguali. 

Sono nelle tue mani. Guardo te e capisco cosa fare, osservo e imparo, osservo e agisco. 

Come i bimbi.

Faccio un giro, esploro, mi muovo, ma non dimentico di controllare dove sei, mi accerto che tu sia sempre lì. La mia base sicura a cui tornare.

Ecco perché si amano tanto, i miei cani e i miei bimbi. Perché sono uguali. Uguali nelle loro paure e nelle modalità di affrontare nuove cose. Uguali nella capacità di mostrare i loro sentimenti senza filtri e senza vergogna. Uguali nel cercare in me la guida, l’attaccamento, la fiducia. Uguali nel voler giocare, nel voler fare nuove avventure, nel volere coccole e compagnia.

Sono sempre più convinta che farli crescere educandoli alla reciproca convivenza sia un valore aggiunto per tutti. 

Ciò che si insegnano a vicenda è importante e non ha eguali.

Il rispetto, l’amicizia, la fiducia, la tolleranza, l’educazione, la cura, la compagnia, la preoccupazione, l’Amore.

Quando sono tornata a casa l’altra sera dopo una lunga giornata di esami per Pepe, ho visto Tommy correrci incontro con i goccioloni perché “ero preoccupato, mi sono spaventato che non tornaste più. Non voglio che Pepe stia male, che vada in cielo, lo voglio sempre con me, per sempre. E cosa gli hanno fatto? E perché nella zampa ha un cerotto? E perché ha il pelo corto lì?”

È stato commovente. Ed è stato bello poter rassicurare Tommy che era andato tutto bene, che quel cerotto poteva cavarglielo anche lui con le sue manine perché ormai non serviva più. Spiegargli che il suo amico Pepe sta benone e che di sicuro al momento non andrà in cielo.

Certo sarà molto molto dura dovergli invece dire, quando sarà il momento (il più tardi possibile spero), che uno dei loro amici è volato in cielo dagli altri amici. Sarà durissima, perché sarà durissima innanzitutto per me. Mi vedranno soffrire, tanto, e soffriranno con me, con noi.

Ma avranno sempre uno splendido ricordo dentro di loro. 

Di quell’affetto immenso e sincero, di quella fedeltà assoluta ed incondizionata, di quel senso di compagnia costante, di felicità, di giochi e spensieratezza…di quell’Amicizia Vera che non ti tradirà MAI, di quei due occhi attenti e brillanti che ti entrano nel cuore e MAI dimenticherai…
   
 

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