In cammino

Mi sento in perenne viaggio. 

Alla costante ricerca di un qualcosa dentro che mi manca, o non mi torna. Non so. Ma tribolo costantemente. E anche quando mi sembra di essere arrivata da qualche parte, no…poco dopo sento che ancora non ci sono. 

Manca ancora un pezzo. Un qualcosa. 

Inizio a chiedemi chi sono. 

Non mi sono mai sentita una di quelle persone mai contente di quello che hanno, perennemente insoddisfatte di qualcosa…
Al lavoro sto bene, della mia famiglia sono contenta e appagata. 
Ho una bella casa, affetti, amici…
Non è nelle cose materiali che mi sento mancante (soldi a parte, ovviamente….Quelli non bastano mai!).

È qualcosa DENTRO che mi manca. Che non arriva ad un punto. 

E da un lato penso sia positivo essere sempre in ascolto, tendere sempre l’orecchio verso il proprio stomaco per capire se davvero va tutto bene….Mai fermarsi, mai smettere di lavorare su di sé per migliorarsi.

Ma dall’altra parte….non capisco.

Cos’è che mi manca? Dove sto cercando di andare? Verso quale direzione?

Sono forse un filosofo mancato, alla perenne ricerca di “un senso”, una “verità” superiore? No, direi di no…
Uno scrittore Decadente? Nemmeno…

Che caspita c’è, là dentro, che ciclicamente mi dà morsi alla pancia e mi arrovella la mente?

Non che stia male eh. 

Ma non sono mai a cervello spento. Non ho mai lo stand-by. Se non è di giorno, perché la testa è occupata al lavoro, è la sera o la notte.
Non spengo mai i pensieri. Non riposo mai la mente. Ed è una forma di stanchezza anche questa.
Sommata a quella fisica e oggettiva della vita con due bimbi di quasi 5 anni.
Forse semplicemente sono una pazza squilibrata. 

Io giuro non lo so più. 

Se qualcuno ha qualche idea al riguardo o qualche buono spunto di riflessione (tanto per pensare un altro pochino….), ben volentieri.

Nel frattempo, nel mio costante peregrinare verso una meta che ancora non so, mi riempio il cuore con i sorrisi dei miei bimbi, le loro canzoni sulla loro “famiglia fantastica” e su “mamma e papà che sono favolosi”, i loro disegni di noi sempre sorridenti…e penso che se questo è quello che loro sentono, se questa è l’idea che loro stanno portando dentro e che sta lasciando la sua impronta dentro di loro…se questo è quello che gli stiamo dando, significa che non stiamo fallendo. Che nonostante le punizioni, le sgridate, le rinunce, i compromessi, i litigi…gli stiamo dando un guscio protetto e sicuro in cui sentirsi tranquilli e forti.
Significa che ogni abbraccio dato (a loro o fra noi due genitori), ogni bacio dato (a loro o fra noi due genitori), ha dato un messaggio, un senso…a loro, a noi, al nostro mondo.
Significa che le mie ansie mentali sono chiuse nella mia testa e a loro non arrivano.
Significa che i litigi e le tensioni fra me e il loro babbo (fortunatamente molto poche ora e quasi mai davanti a loro) le comprendono come parte del sistema e non una minaccia. Significa che per loro è più forte il nostro amore di tutto il resto, che è sempre inferiore alla nostra unione.

Significa che forse dovrei solo essere capace di fermarmi a questo ed essere anch’io serena e spensierata, senza le mie mille paturnie.

….Forse significa che devo solo bere qualche bicchiere di vino in più e uscire più spesso…. 

😉

Credo che ognuno abbia una strada da percorrere
Ma può succedere che non ci sia un arrivo.
E quanti piedi che s’incroceranno andando
Ma solo un paio avranno il tuo stesso cammino
Ne conosco gente che sta ancora in viaggio
E non si è mai chiesta in fondo quale sia la meta
Sarà che forse dentro sono un po’ Re Magio
E cerco anche in cielo una stella cometa”

(Parole in circolo – Marco Mengoni)

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Il senso

Ho sempre avuto la passione per la scrittura. Impazzivo per quadernini, agende, taccuini…penne da scegliere accuratamente in base all’intensità del colore, la punta fine o grossa, l’inchiostro piu o meno liquido. Una malattia.

Poi arriva la tecnologia e ti dimentichi per un po’ il gusto del vecchio modo di scrivere. Usi una tastiera, che poi diventa touch e sbagli una lettera ogni due…un disastro. E il sapore dello scrivere….no, non si avvicina nemmeno a quello con la carta e la penna.

Nello scrivere ho sempre messo me. Me e i miei pensieri. Me e i miei ricordi. Me e i miei sogni. Me e i miei amici. Me e la mia vita. Dalle più piccole cose alle più grandi. Messaggi scritti e ricevuti. Biglietti. Diari.

Poi..poi…Poi cos’è successo?

È successo che ho smesso. Ho smesso per tante ragioni. Tempo. Dolore. Fatica di sopravvivere. Voglia di chiudere con un passato troppo troppo doloroso da ricordare. Chiuso tutto in un diario, in un cassetto, in una riga scritta. Imprigionato lì. Stupidamente pensando che una volta chiuso il cassetto, sarebbe rimasto davvero chiuso tutto per sempre lì.

Errore

E aggiungo…per fortuna.

Succede poi, a distanza di anni e anni, che ti accada un imprevisto, un qualcosa che ti smuove un mondo. Ma ci metti tempo a capire in che modo lo sta facendo, dove ti sta (ri)portando…

Dici “mi do tempo e vedo cosa mi deve dire questo evento, cos’ha da insegnarmi”.

E dopo qualche mese senti una forza che ti sta riportando al tuo passato, al tuo cassetto dei ricordi, alla tua identità lasciata indietro negli anni, alla tua vera natura. Agli amici chiusi nel cassetto, ai ricordi chiusi nel cassetto, alla magia che c’era nelle parole scritte dentro quel cassetto. Ai libri letti, ai quaderni scritti…al tuo essere di allora. Ma attenzione….non è una nostalgia che rimpiange e rinnega il presente.  Anzi. È una voglia di portare quei pezzi di me e della mia storia nel mio oggi, per assemblarli nella persona intera e completa di oggi, integrata nel mio presente ma con la storia del mio passato.

È difficile spiegarlo. Ma è la sensazione di poter chiudere un cerchio apertosi con una voragine 15 anni fa. Chiuderlo perché finalmente capito, compreso, metabolizzato in tutti i suoi aspetti. Un viaggio dentro di me durato 15 anni, fatto di scelte, di eventi, di successi, di conquiste, di fatiche, di enormi cambiamenti. Ma è come se questo puzzle si stesse ricomponendo per intero. Tutti i suoi pezzi, non solo alcuni.

Non accetterò mai la perdita di mia mamma, non dimenticherò mai quel dolore, non penserò mai che ha avuto “senso” o che “sia giusto così”. Ma forse potrò andare avanti con un bagaglio in più, tutta la mia storia con me e non solo quella “post 2001”.

Il Destino poi è buffo. E proprio quando tu ti senti in questo modo, cosa fa? 

Ti fa ritrovare foto che pensavi perse. Tu stavi cercando un libro letto mille anni fa ma che ora senti il bisogno di rileggere…e in quello scatolone, in mezzo ai libri, ecco spuntare quelle foto. Wow, che nostalgia…chissà che fine hanno fatto…apri Facebook e tac…trovi proprio uno dei protagonisti di quelle foto. Che proprio quel giorno compie gli anni. Gli scrivi gli auguri, ti scambi di nuovo i numeri di telefono…e chiedi un altro numero di telefono, del tuo Amico di una vita, quello del post precedente e…ricomincia un’amicizia lasciata nel cassetto ma sempre presente.

Poi, sempre cercando quel libro che ancora non ho trovato (e che a questo punto spero di non ritrovare mai, per poter continuare a cercare e a trovare nuove sorprese), trovi un quaderno, anzi due. Uno giallo, uno arancione. Nella tua testa non hai la minima traccia di cosa siano. Li apri. Leggi. E si spalanca un’altra porta. Quella che ti collega proprio a quei giorni, quell‘anno. Due fratelli conosciuti in ospedale, due figli come te che stavano perdendo la loro mamma. Siciliani, finiti non si sa per quale Destino a Ravenna, nella stessa camera di tua mamma. Un’amicizia che andava oltre, era una fratellanza, per l’intensità dei sentimenti e delle emozioni che tutti e tre stavamo provando. E che solo noi potevamo capire.

Questi su facebook non ci sono. Ma…sa  Dio come sia possibile, in mille telefoni cambiati da 15 anni a questa parte, i loro numeri sono sempre rimasti in rubrica. Guardi, e li vedi su Whatsapp. Boh, ci provo, chissà di chi sarà ora questo numero, chissà poi se si ricorderanno di me…io ci provo, e mi dimentico anche di firmarmi..e la mattina dopo, c’è il messaggio di risposta. Della persona giusta, il numero è ancora il suo. E…si ricorda perfettamente di te. “Ricordo che ti parlavo e stavo bene, riuscivi a darmi serenità nei momenti duri…Che bello risentirti…”. 

Ecco…il senso di un passato che è valso la pena vivere, nel bene e nel male. Anzi nell’immenso Male di allora. Ma ne è valsa la pena. Essere la persona di allora, pur con il suo strappo, pur con il suo cassetto chiuso e sigillato. È valsa la pena anche perdermi per tanti anni nel mio viaggio individuale ed egoisticamente chiuso al resto del mondo. Ma era quello che dovevo fare. Per capirne il senso, per ritrovare il sapore ed il valore di tante cose, di alcune persone, di Sentimenti forti, Affetti veri e sinceri in una maniera quasi violenta.

Ritrovare anche la magia del mio passato con quello che ora è mio marito. Ho ritrovato le agende di quegli anni, i primi mesi insieme, le prime uscite, i primi sogni, viaggi, progetti che sembravano così impossibili e lontani. L’amore che cresce e si conferma giorno dopo giorno, con messaggi meravigliosi (e profetici) che anche a rileggerli ora ti sciogli…figuriamoci allora! La cronaca del nostro quotidiano, che giorno dopo giorno, ci ha portato ad oggi. Alla nostra prima casa, ai figli, all’attuale casa. La mia scuola di specializzazione, il tirocinio, i mille lavori cambiati…La Nostra storia.

Il puzzle si sta ricomponendo. Ancora qualche passo e sarà di nuovo completo. 

Ma non si fermerà. Troverà un nuovo modo di ri-assemblarsi. Stessi pezzi, tutti…anzi forse qualcuno di nuovo si aggiungerà. 

E si creerà un nuovo disegno, un nuovo puzzle, ogni volta più bello, ogni volta più forte.

  

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Porte….

  

Ci sono porte che si devono chiudere, cerchi che devono chiudersi.Sono porte che anni addietro pensavi si fossero chiuse per sempre, ma sono porte talmente importanti che solo con il tempo ti accorgi che invece no, non erano affatto chiuse.

E anzi sei stata proprio tu, in fondo al tuo cuore, a tenerle aperte. Giusto uno spiraglio, una fessurina…ma non sei riuscita proprio a chiuderle del tutto.

Passa il tempo e senti che senza aver capito che farne di quella porta, non ti dai pace.

Se è da chiudere, la chiuderò…ma…no, io vorrei proprio tentare di riaprila e di tornare alla situazione di tanti anni fa. Diversa. Perché qualcosa si è sicuramente rotto, qualcosa è cambiato…ma riprovarci.

Perché se lasci qualcosa in sospeso con persone importanti, maledettamente importanti, senza aver parlato, capito, chiarito, tentato…non vai avanti. Resti comunque impantanato un pochino lì. E sai perfettamente che non te lo perdonerai mai. Sarà un rimpianto che ti tormenterà sempre. 

Ci sono amici che non si possono perdere. 

Anche dopo anni di silenzio, anche dopo mille incroci che ci hanno diviso, anche dopo 20 anni che non li senti. Ma sono sempre stati con te, nella tua testa, in quella fessurina lasciata aperta.

Sono una persona strana, taciturna, che sparisce per mesi a volte. Non chiamo, non scrivo messaggi, non mando e-mail…Quante volte mi sento rinfacciare “Non chiami mai, non cerchi mai!”. È vero, verissimo. Solo in pochissimi lo hanno capito e lo accettano senza fare domande o rimproveri. È il mio carattere. Sono fatta così. Non significa che non ci tengo. Esattamente il contrario. Nel mio silenzio penso e ripenso agli amici, a quanto mi mancano, ma a volte le condizioni oggettive o mentali prendono il sopravvento.

Mi sono resa conto ad esempio che non ho mandato praticamente a nessuno gli auguri per le feste appena passate. Una gran cafona. Ma…mi è passato di mente. E non perché fossi impegnata in chissà quali bagordi. Anzi…semplicemente non mi viene in mente. 

Le cose a comando, nelle relazioni, non mi vengono bene. E gli auguri nelle feste comandate sono una di quelle evidentemente…

So che in tanti avranno pensato che fosse l’ennesima conferma al mio disinteresse o menefreghismo. Lo so bene e probabilmente farei lo stesso anch’io a parti inverse. 

Ma…sono io. E sono così.

Le mie amiche più vicine sanno come vivermi. Senza crucci, senza domande, senza rinfacci. Se sparisco sanno che c’è qualcosa. Sanno che ritornerò e allora sarò io a voler raccontare e parlare. Sanno che ho il mio tempo. Sanno aspettare in silenzio e senza incalzare. Sanno che senza di loro sono niente e che ho bisogno di loro. Ma nel momento giusto.

Chi mi pressa, mi ha perso in partenza.

Chi rispetta e comprende, mi avrà con sè tutta la vita probabilmente.

Chi da anni è dietro quella porta, per anni ha fatto parte di chi senza la mia chiamata costante si sentiva tradito e dimenticato. 

Poi la vita ci ha dato sonori ceffoni, a entrambi, a chi prima e a chi poi, e forse gli anni ci hanno fatto pensare in modo diverso a tutto. 

Il Tempo.

La vita.

Quel richiamo in fondo alla pancia che dice “Non perderlo. Non perderlo definitivamente senza averci almeno provato a parlare. Sono Amici preziosi, sono stati la tua seconda famiglia. Non può essersi cancellato tutto. Non è così che deve andare.” 

Il Tempo fa pensare, fa capire, fa mettere da parte l’orgoglio e fa chiedere scusa. 

Fa mandare un messaggio, tu che non li hai mai mandati, che dice tutto. O almeno ci prova.

Fa rispondere ad una telefonata di chi ha letto il messaggio e ti saluta con un “wow”.

Ti fa pensare che nulla è cambiato. Gli vuoi lo stesso bene, sei affezionata a lui e a loro quanto lo eri anni fa e hai una voglia immensa di rivederli e riabbracciarli.

Ci sono cerchi che vanno chiusi e vanno chiusi con la stessa perfetta intensità di quando si sono aperti. 

Ci sono persone che valgono e valgono tanto anche in anni di silenzi. Perché c’erano e ci sono sempre state anche nei mille semafori e ingorghi delle nostre strade lontane.

Ci sono silenzi che hanno un valore ed un peso che ti accompagnano sempre, anche quando non te ne accorgi, anche quando pensi di essere rimasta sola. 

Ci sono, eccome se ci sono, e vanno ascoltati, capiti e rispettati. 

Fino al momento giusto. Fino al giorno giusto.

In cui chiedi un numero di telefono che avevi ormai perso. 

E decidi di buttarti, rischiando una parolaccia in risposta. 

E invece ottieni un meraviglioso “wow”.

Ne vale la pena. Sempre

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Bivio

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Rabbia. Tristezza. Giorno. Notte. Buio. Luce. Malinconia. Sollievo. Paura. Panico. Sogno. Realtà. Decisione. Futuro. Presente. Colpa. Fortuna. Sfortuna. 
Destino.
Giostra di emozioni…che poi tanto devi fermarti prima o poi a capirle, a ragionarle, a ripensarle, a viverle e a decifrarle. 
Ci devi sbattere il muso. Devi ascoltarle, una a una. Pesarle. Decidere quale pesa di più, quale meno. Quale puoi pensare di riuscire a sopportare per il resto della tua vita e quale invece no, ti ucciderebbe l’anima se la tieni lì.
Caos totale. Dubbi. Incroci. Grovigli. 
Poi il vuoto.
E pensi che quella forse è una risposta.
Dici “Ok allora ora ho capito tutto.”
E invece no. È un altro dubbio. Un altro nodo.
Uno in più. 
Perché pensavi che quel vuoto avrebbe portato con sé la risposta che credevi e invece….invece no, ti apre un mondo di altre domande, opposte a quella che ti stavi convincendo che fosse la tua, quella proprio giusta per te.
Fatica.
Paura.
Dolore.
Rabbia.
Senso di mancanza di fiato.
Senso di vivere in un mondo parallelo.
Senso di smarrimento.
Bolla sospesa per aria.
Noncipensarenoncipensarenoncipensare….cipensodicontinuocavolononsmettounattimo. 
Tempo.
Serve tempo. Ma il tempo è poco. La vita vola e il Destino anche.
Paura.
Fatica.
Confusione.
Rabbia.
Un senso da trovare. Perché nulla succede mai per caso.

Vita.

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LibriMi

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