Polvere sull’orologio.

2013-09-29 22.05.54

 

Polvere sull’orologio. E’ questo che voglio.

Ho tolto l’orologio appena sono arrivata a casa l’ultimo giorno di lavoro prima delle ferie. L’ho appoggiato sul mobile e lì è rimasto, immobile, fino ad ora. C’è la polvere sopra. Non solo perchè la mia casa, essendo in campagna, produce polvere a dismisura. Ma anche e soprattutto perchè non l’ho più mosso da lì. Non voglio sapere che ore sono. Sono in ferie e il ritmo ce lo diamo noi, come ci pare. E’ un lusso. E’ un bisogno. Mai come quest’anno.

Sono arrivata ad agosto con il fiato non corto, cortissimo. Al limite delle crisi respiratorie (o attacchi di ansia, chiamiamoli con il loro nome). L’anno era iniziato con un focolaio ai polmoni…..che fosse un segno premonitore del mio imminente collasso psico-fisico? Non so, io penso in parte di sì.

Mi manca il fiato, da troppi mesi.

Ma c’è una novità rispetto al passato.

Mi sono sempre un po’ lamentata di questi ritmi assurdi, frenetici, della vita che vola via senza respirarla, senza vederla…Lo dico praticamente da sempre.

Ora però è come se fossi giunta al punto zero.

Ho capito che se ti lamenti e non fai niente, sprechi solo fiato. E resti sempre più senza ossigeno.

Ho capito, quasi come un’illuminazione, che le strade che si sono prese una volta e magari tanto tempo fa, non è detto che debbano sempre rimanere uguali. Che c’è sempre una possibilità di scelta e che non è mai scontato che il cammino resti sempre lo stesso. La scelta va cercata, creata, capita e poi imboccata, ma c’è. E prima ancora che nella concretezza dei fatti, deve esserci nella nostra mente.

Ho capito alla veneranda età dei quasi 41 anni che la vita non è, per fortuna, sempre così scontata e non è che, quando cambia qualcosa, dev’essere sempre e per forza per colpa di eventi negativi. A volte, aiutàti da un po’ di fortuna e di voglia di cambiare prospettiva, può succedere che qualcosa cambi, ma in bello.

Questo cambiamento mentale è finalmente arrivato nella mia testa. E come sempre mi succede, è arrivato all’improvviso. Cioè, dopo anni di pensieri, domande e fastidio. Ma poi si è palesato tutto in una volta. Quando, parlando con amici coetanei, mi sono resa conto che tutto sommato, di strada fatta ne abbiamo già un bel pezzo alle spalle, ma è sempre stata la stessa. Bella, bellissima e utilissima per molti aspetti. Ma…la strada davanti è ancora tantissima (mi auguro!) e di farla ancora e sempre uguale, credo di non averne davvero più voglia.

Sono stanca. Sono spenta.

SPENTA.

E questa è una cosa che mi manda nei matti. Non esiste, non va bene. Rassegnata a 40 anni, no, mi dispiace. Per fortuna ho ancora un motore dentro che va, che ha delle passioni che vuole seguire, che ha dei desideri che vuole esaudire, dei sogni da inseguire, delle emozioni da vivere e sentire.

La vita che sto facendo negli ultimi mesi mi sta togliendo tutto, dal respiro in giù. Le passioni, le voglie, i desideri, i sogni. No, mi dispiace, non ci sto. Non è quello che voglio. E se l’ho fatto finora è stato per un obiettivo di squadra, di famiglia, che era necessario raggiungere. Ora ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo raggiunto. Ora si cambia. Ora si riprende fiato. Ora si deve ripartire prendendo un altro sentiero. Un sentiero un po’ improvvisato, ancora da definire bene, ma sicuramente un sentiero diverso.

Per l’ennesima volta, ho capito che perdersi a volte serve, è necessario. E’ terapeutico. E’ fondamentale. Se non ci si perde, non ci si ritrova. Non ci si scopre nella “nuova versione”, quella ricostruita dopo la grande esplosione che ti ha fatto andare in pezzi e perdere. E’ difficile rimettere insieme tutti i pezzetti, ma….che gusto nel farlo e soprattutto come si sta bene quando si è ricomposto il puzzle! Un nuovo puzzle, un nuovo sentire, un nuovo motore, un nuovo paio di occhiali per vedere e valutare tutto.

Una nuova energia. Da investire in nuovi progetti.

Coraggio. Si va.

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