Emozioni da grandi

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Un rumore di porta che cigola. Di notte. Ci metti un secondo a pensare a mille ipotesi diverse.

La più facile: i cani che dormono in casa, magari si sono mossi e hanno fatto muovere la porta. No, nessun rumore di unghie di cane che si muovono sul pavimento.

Ipotesi due: un colpo di vento. In fondo è estate, è caldo, magari le finestre aperte fanno corrente… Alt, un attimo….noi non abbiamo lasciato finestre aperte di notte.

L’ipotesi tre è l’ultima a cui avrei pensato, ma è quella che viene subito in mente, dopo un secondo di frastuono mentale, quando senti che vibra anche l’anta dell’armadio, quella che non si chiude bene.

Può esserci solo una cosa che fa vibrare in contemporanea una porta ed un armadio, non nella stessa stanza peraltro….La stessa cosa che, quando apri gli occhi e accendi la luce, fa vibrare anche il lampadario.

Il terremoto.

Saltiamo fuori dal letto, cerchiamo di capire quanto è stato forte, se è il caso di uscir fuori prendendo su i bimbi. Accendiamo la tv e già dopo pochi minuti nei TG iniziano le notizie, che pian piano ti danno l’idea di cosa è successo. Per fortuna non così vicino a noi. Ma il fatto che pur da così distante, si sia sentito, ti dà ancor di più l’idea di che disastro possa essere stato. In effetti, lo è stato.

Il terremoto. Il terremoto è qualcosa verso cui nutro enorme rispetto. Per lui, come per tutti gli altri fenomeni incontrollati della natura. Li rispetto perché li temo tantissimo. Il terremoto da noi si sente ogni tanto, più o meno forte. Siamo zona sismica, ma non così tanto, per cui spesso sentiamo magari tremare la terra, ma con epicentro distante da noi.

Ho il ricordo di una sola volta in cui si è sentito il terremoto quando ero piccola. In realtà non ero nemmeno così piccola, avrò avuto forse 12-13 anni e ricordo che mia mamma urlò subito “il terremoto!”, mentre mio babbo penso non si fosse accorto di nulla. In 25 anni, ho solo quel ricordo.

Poi da quando sono uscita di casa e ho iniziato la mia vita da adulta, ci sono stati molti più episodi di terremoti. Chissà se è aumentato in maniera così evidente il numero delle scosse, o se i ricordi da bambina hanno filtrato le informazioni da trattenere…

Lo abbiamo sentito un paio di volte quando eravamo solo io e mio marito, senza ancora figli, e abitavamo nell’altro appartamento.

L’ho sentito, poi, quando abitavamo provvisoriamente da mio babbo, una notte che mio marito era fuori con gli amici e faceva tardi per un addio al celibato. Io ero a casa da sola con i bimbi ancora piccoli (era il 2012, non avevano nemmeno un anno). Ero sveglia, nella loro camera, pur essendo notte fonda, perché Lore piangeva ed ero lì a calmarlo. Ho sentito un rumore sordo, l’ho sentito come se fosse un “cannone” di vento fortissimo passato dal portico accanto alla camera dei bimbi. Ma era un rumore strano, sordo, uno strano vento. E dopo pochi secondi, il terremoto. Ricordo di aver avuto una paura immensa, non tanto per il terremoto di per sé, perché si dondolava ma non così tanto. Ma la casa ha molti anni e io ero sola con due neonati…come avrei fatto a portarli fuori insieme, aprendo i catenacci della porta e liberando anche i cani nello stesso tempo? Le mani sono due, i bimbi due….come avrei fatto? Sarei stata in grado, sarei stata abbastanza veloce? Li avrei messi in salvo tutti? Li presi nel lettone con me, lasciai i cani dormire in casa liberi e tolsi i catenacci alla porta. Uscire sarebbe stato molto più semplice. Non chiusi occhio fino al mattino, quando tornò Dodo.

Dopo poche settimane, altre scosse. Una sentita la mattina presto, svegliati dal letto che dondolava e la ringhiera delle scale di mio babbo che vibrava. Poi durante la mattina, io in ufficio, i bimbi al nido….un’ansia pazzesca non essere con loro, anche se ovviamente le dade ci hanno subito rassicurato sul fatto che era tutto sotto controllo, ma per precauzione tenevano i bimbi fuori in giardino per quella mattina. Poi nel pomeriggio, eravamo a casa tutti per puro caso e hanno cominciato a vibrare i cristalli dei lampadari di mio babbo. Poi finalmente si è interrotto.

Fino al 24 agosto di quest’anno. E anche ai giorni scorsi.

Questi terremoti vanno spiegati anche ai bimbi. Ormai sono grandi per poter comprendere alcune cose e per imparare a gestire alcune situazioni. Loro per fortuna non hanno sentito nessuna delle scosse di questi mesi, dormivano sempre, per cui non hanno provato la sensazione della vertigine, del movimento, del disorientamento, dell’angoscia. Probabilmente non l’hanno nemmeno percepita così tanto da noi, perché non mostrano segnali di paura quando se ne parla o salta fuori l’argomento. Ma hanno visto i TG e hanno chiesto/ricevuto delle informazioni in merito.

Hanno scoperto che qualcuno ha perso tutto per colpa del terremoto, ci sono famiglie senza più casa, cibo, vestiti, giochi, soldini. Ci sono famiglie in cui qualcuno purtroppo è morto. Questo messaggio è entrato nelle loro teste, ma ho la sensazione che non abbia ancora trovato una collocazione precisa lì dentro. A volte, soprattutto Lore, tira fuori dal nulla l’argomento con tristezza e pianto; a volte ne parlano quasi con distacco e noncuranza. Non si possono ancora rendere conto di cosa sia veramente successo giù al Centro Italia. Sanno che per dare qualche mattoncino agli abitanti di Amatrice, abbiamo mangiato la pasta all’Amatriciana, e vanno fieri del loro contributo, dei mattoncini che hanno donato loro. Sanno che abbiamo fatto una raccolta di beneficienza insieme agli amici per donare soldi necessari per ricostruire e sanno che avremmo voluto andare di persona a consegnare il ricavato, ma non è purtroppo stato possibile. Sanno che ci sono persone in difficoltà che stiamo in qualche modo aiutando. Questo lo sanno, ma per fortuna non hanno la capacità di immaginare realmente che una cosa come quella possa succedere anche a noi.

Ci siamo interrogati tanto, in questi mesi, su come gestire certe informazioni, come dirgliele, come fargliele vivere, come affrontarle. Questa, come altre notizie dei TG, che purtroppo è giusto che conoscano, seppur mediate, indorate, smussate….ma non possono vivere in eterno in un mondo fantastico e (purtroppo) inesistente. Non devono avere paure infondate, ma devono essere consapevoli che ci sono pericoli in giro, più o meno prevedibili.

Quest’estate, quindi, per noi è stata l’estate delle emozioni importanti.

Non che altre non lo siano, ma per varie ragioni, ci siamo dovuti confrontare con sentimenti nuovi per loro, su cui vedo che col passare del tempo, tornano a riflettere, a domandarsi, a rivivere. Una forse più di tutte li ha segnati. In maniera differente, ma ugualmente profonda. A fine giugno, il giorno dopo al loro compleanno, purtroppo è venuto a mancare il nostro cane anziano, il nostro Mallone. Avrebbe compiuto 13 anni a settembre, ma a fine giugno, purtroppo, abbiamo dovuto prendere la decisione più giusta per lui. Abbiamo quindi lasciato i bimbi dal nonno, mentre veniva il veterinario. E quando siamo tornati a riprenderli, dopo un paio di ore, gli abbiamo dovuto dire che Mallone era stanco e si era addormentato per sempre. Nei momenti in cui i bimbi erano dal nonno e noi stavamo salutando Mallone, mi sono chiesta più volte cosa fosse meglio fare. Permettere ai bimbi di salutarlo, come stavamo facendo noi? O fargli sapere tutto dopo, a cose fatte e con Mallone già fuori dalla loro vista?

La paura di lasciare nelle loro menti un ricordo troppo forte da digerire e troppo pesante da cancellare dalla loro memoria, ci ha fatto optare per la seconda scelta. Non vedere, non salutare, non accompagnare.

Col passare dei mesi, in realtà mi domando se sia stata la scelta giusta. Forse sarebbe stato meglio dargli tutti i pezzettini del passaggio;  prima, durante, dopo. Sarebbe stato un vederlo addormentarsi, senza sofferenza, senza dolore. Avrebbero potuto accarezzarlo, piangerlo, vederlo. La concretezza di quel momento, forse sarebbe stata più utile per loro. Oggi vedo che quel momento fondamentale a loro manca e lo cercano; gli manca l’ultimo saluto, gli manca l’ultima carezza, gli manca capire come ha fatto materialmente a sparire dai nostri occhi e volare fino al cielo. Sanno che c’è un punto nel giardino, sotto ad un albero, in cui abbiamo portato le sue cose, ma nel loro immaginario, lui è in cielo, sulla stellina con la nonna Paola, Woody e tutti gli altri nomi che ogni tanto sentono dire.

In questi mesi estivi, fra la morte di Mally, gli episodi di attentati e i terremoti, le emozioni che stanno attraversando i miei bimbi sono tante e sono diverse da quelle di prima. Hanno una profondità diversa, toccano corde diverse. Corde difficili e delicate, corde che domandano, interrogano e sperano di capire, di comprendere come gestirle, come viverle, come collocarle dentro. E’ capitato di dedicare delle mezze ore a ciascuno di loro, per parlare, per rispondere con chiarezza e semplicità ai loro momenti di dubbio e sconforto. Mi fanno domande difficili su di loro, sui loro modi di sentire, su ciò che provano. Mi parlano in maniera sbalorditiva di cosa provano l’uno per l’altro, delle loro gelosie, dei loro conflitti…del bisogno di sentirsi diversi ma così tanto uguali. Cercano in maniera forsennata una differenziazione seppur nel loro continuo confronto alla pari. E’ difficile aiutarli in questo, non ho la capacità di dargli gli strumenti pratici, nel quotidiano, per aiutarli in questa separazione…la scuola è la stessa, la classe è la stessa, lo sport è necessariamente lo stesso, perché la questione logistica è impossibile da gestire per noi. Lavoriamo entrambi a tempo pienissimo, già facciamo le corse così. Sarebbe impossibile pensare a due sport diversi in orari e luoghi diversi. L’unica cosa che gli abbiamo potuto regalare è l’ora di lezione di nuoto da soli, cioè uno per uno, con lo stesso maestro ma in orari differenti. Così un sabato per uno stanno con uno dei due genitori e questo per loro è una cosa meravigliosa, ce lo ripetono sempre e fa tanto bene a tutti e quattro.

Questo viaggio dentro le loro emozioni è parallelamente un viaggio dentro le nostre emozioni. Ci stiamo mettendo in discussione tanto, ci facciamo domande, ci preoccupiamo di trovare i modi giusti, le risposte giuste, i confini giusti per ciascuno, ma non è semplice a volte dire le parole giuste, nel modo giusto…Sono diversi di carattere, esprimono ciò che provano in maniera estremamente differente, ma…le domande là in fondo sono le stesse e le sofferenze che provano pure. Uno manifesta apertamente il suo dolore, sembra il più sensibile in confronto all’altro che trattiene e maschera di più….ma invece in lui, nel secondo, dentro, c’è un inferno che a volte scoppia senza esser contenuto da nulla, perché mentre uno SA riconoscere ed esprimere, l’altro ancora non sa esprimere, nel suo costante tentativo di mostrarsi invincibile. Sono diversi, ma la sensibilità là dentro, è la stessa e va curata con estrema attenzione.

Qualcuno si stupisce del loro grado di “maturità” nel domandarsi, nel voler capire, nello sviscerare e soprattutto nel saper parlare per delle mezze ore di sé stessi e di ciò che pensano o provano. Io penso che il DNA sia mio che di Dodo sia esattamente come il loro ed è normale per noi fermarci a rispondere e averli abituati ad andare oltre alla superficie delle cose. Grazie anche ai molti libri che gli leggiamo, ai cartoni che gli facciamo vedere…al tempo di qualità e di condivisione che cerchiamo sempre di non far mancare.

A volte ci capita poi di chiederci se siamo esagerati noi, se li adultizziamo troppo o troppo presto. Forse. Ma il nostro essere genitori passa dal nostro esempio, e l’esempio che hanno sotto al naso tutti i giorni è quello di due adulti che pensano, che “sentono”, che parlano, cercano di farlo tanto, e parlano anche tanto di quello che provano.

Quest’estate credo che si sia fatto un passaggio importante a livello mentale; penso che le domande che ora fanno, richiedano risposte attente, spiegazioni sensate e motivazioni. Non basta più un “perché sì”, ora si va oltre, a volte fin troppo.

Non so spiegare la morte ai miei bimbi, non so spiegare perché sulle stelline siano andate determinate persone o animali, non so spiegare perché un terremoto fa perdere tutto alle persone o perché un terrorista con un camion decida di andar addosso alla folla in festa. Non so spiegarlo, perché non lo so nemmeno io. So che vorrei potergli far capire che il mondo è difficile, pericoloso, complicato, ma che finchè sarà possibile, la loro famiglia li proteggerà fin sulla Luna. Vorrei fargli capire che devono stare attenti, non essere ingenui e non fidarsi di tutti sempre, ma vorrei anche fargli capire che la fiducia è importante, il pensiero positivo è un motore fondamentale e il sorriso non va perso mai. Che per quanti pericoli ci sono in giro, però ci sono anche tante persone amiche su cui contare e con cui sentirsi al sicuro e protetti. Vorrei che capissero quanto è importante guardarsi dentro, ascoltarsi, riuscire ad esprimersi e ad aprirsi con le persone giuste. Vorrei che capissero veramente che dono immenso hanno avuto nascendo gemelli, con un fratello coetaneo che condivide tutto con te pur essendo altro da te. Vorrei aiutarli a trovare DA SOLI le differenze fra loro, insegnargli a viversi come risorsa preziosa e unica e non come controfigura eternamente in conflitto. Hanno un AMICO come pochi altri, non può essere un ostacolo, deve essere una risorsa in più per viversi in equilibrio e con serenità. Vorrei essere in grado di fare tutto questo, di permettergli di crescere con intelligenza ed emozione, con sentimenti e passioni, con rispetto ed educazione. Vorrei che quando mi dicono “Sto così male che mi sento rompere dentro”, sapessero con certezza che quella spaccatura dentro passerà, e non passerà invano. Gli passerà dentro, la sentiranno passare dentro ogni centimetro del loro corpo e del loro cuore, ma passerà e loro avranno un tassellino in più di “sapere” dentro di loro, prezioso come i diamanti. Gli vorrei spiegare che è bellissimo sentirli cantare di continuo, nella loro magica spensieratezza, e che devono continuare a farlo anche quando le salite saranno tante, le paure anche, le lacrime apparentemente interminabili. Gli vorrei far sentire che la foto di Mally che Lore ha sul comodino è una cosa bellissima e che Lui, per Mally, è stato TANTO e tanto importante, anche se la loro vita insieme non è stata lunga quanto avrebbe voluto. Gli vorrei insegnare come gestire quel loro cuore così grande, ma fragilissimo, che spesso sentono andare in pezzi anche guardando il tg. Ma tutto questo è difficile, per una mamma, come me, ed un papà, come Dodo, che sono i primi a commuoversi quando sono seduti accanto a loro al cinema o sul divano ad ascoltare le notizie…Ci vuole tanta forza, bimbi. Sempre….ma mantenete sempre il cuore aperto, il sorriso pronto e le vostre meravigliose canzoni nella testa….

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